In un clima cinematografico quasi
bellico (sale deserte, offerta ridotta a praticamente
niente) sembra che l'unica salvezza sia il cinema
all'aperto. Cinema all'aperto a cui non mi arrendo:
non perché, a
differenza di altri, non mi piaccia; automatica
é l'associazione all'infanzia, ai ghiaccioli
alla menta, alla voglia di stare fuori sbracati perché
fa caldo. Il problema é come il cinema all'aperto
si sia evoluto. E parlo prosaicamente di prezzi. Ben
che vada si spendono 5 euro per stare molto scomodi,
preda delle zanzare, a cercare di mettere a fuoco
ció che é di per sé fuori fuoco,
sempre un pó impauriti che si tratti di drammatiche
e irreversibili cadute della capacitá visiva.
E con l'orecchio teso per tutto il film ("che
cosa ha detto?","non ho sentito","ecco,
adesso per colpa tua mi sono perso anche questa battuta","zitti
che non si capisce piú niente!", e cosí
via in un crescendo di distrazione che si allarga
a macchia d'olio). Ma questo é un altro post.
In questa situazione da dopo bomba, vado a vedere
quello che capita, ma al chiuso. Solo in un'ambientazione
spettrale, é stato il turno di "Nudisti
per caso", nome civetta che sostituisce un ben
piú adeguato "I tessili". Considerato
il tema, il film poteva essere molto peggiore: belli
invece i pezzetti sul battello che porta la famigliola
all'isola del peccato, tutti quadrettati come nei
film anni '60, quelli tipo strada a picco sul mare
della Costa Azzurra, a bordo di una decappottabile
sportiva (o come nei video degli Swing Out Sister
prima e dei Delta V poi - un addetto ai lavori mi
dica per favore come si chiamano). Bella l'idea di
rendere la vacanza come qualcosa d'inevitabile, come
quasi sempre é a causa di una routine che toglie
ogni energia e interesse per la vita (i protagonisti
hanno un forno per il pane, vita fisicamente infernale
per il marito che si ritrova a disegnare un sole nella
farina da impastare, psicologicamente infernale per
la moglie che non viene notata dal marito). E bellissima
l'attrice protagonista, Barbara Schulz: bella vestita
e pudica soprattutto se confrontata a un mondo di
"nudi" brutti, integralisti e forcaioli,
senza alcun pudore, nel bene e nel male. Poi il film
si perde, sottintende ma non accenna l'imperterrito
pudore della protagonista che anzi, sembra confondersi
in uno slancio per i nuovi promiscui costumi, espresso
pur sempre da tessile, da vestita, ridestando l'interesse
del distratto marito. Sembra un vorrei ma non posso,
tra vincoli di censura e autoriali, tra l'evitare
le cadute di gusto e il mantenere un taglio documentaristico:
insomma, un finale che sembra appiccicato ma che non
saprei immaginare diverso. Ed é indubbio che
la chiave del film sia che c'é molto di piú
di quanto ostentatamente mostrato, semplicemente ció
non trapela chiaramente dal film.
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