genere:
commedia

regia
:
Franck Landron

interpreti principali:
Barbara Shulz, Alexandre Braseur
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NUDISTI PER CASO

In un clima cinematografico quasi bellico (sale deserte, offerta ridotta a praticamente niente) sembra che l'unica salvezza sia il cinema all'aperto. Cinema all'aperto a cui non mi arrendo: non perché, a differenza di altri, non mi piaccia; automatica é l'associazione all'infanzia, ai ghiaccioli alla menta, alla voglia di stare fuori sbracati perché fa caldo. Il problema é come il cinema all'aperto si sia evoluto. E parlo prosaicamente di prezzi. Ben che vada si spendono 5 euro per stare molto scomodi, preda delle zanzare, a cercare di mettere a fuoco ció che é di per sé fuori fuoco, sempre un pó impauriti che si tratti di drammatiche e irreversibili cadute della capacitá visiva. E con l'orecchio teso per tutto il film ("che cosa ha detto?","non ho sentito","ecco, adesso per colpa tua mi sono perso anche questa battuta","zitti che non si capisce piú niente!", e cosí via in un crescendo di distrazione che si allarga a macchia d'olio). Ma questo é un altro post. In questa situazione da dopo bomba, vado a vedere quello che capita, ma al chiuso. Solo in un'ambientazione spettrale, é stato il turno di "Nudisti per caso", nome civetta che sostituisce un ben piú adeguato "I tessili". Considerato il tema, il film poteva essere molto peggiore: belli invece i pezzetti sul battello che porta la famigliola all'isola del peccato, tutti quadrettati come nei film anni '60, quelli tipo strada a picco sul mare della Costa Azzurra, a bordo di una decappottabile sportiva (o come nei video degli Swing Out Sister prima e dei Delta V poi - un addetto ai lavori mi dica per favore come si chiamano). Bella l'idea di rendere la vacanza come qualcosa d'inevitabile, come quasi sempre é a causa di una routine che toglie ogni energia e interesse per la vita (i protagonisti hanno un forno per il pane, vita fisicamente infernale per il marito che si ritrova a disegnare un sole nella farina da impastare, psicologicamente infernale per la moglie che non viene notata dal marito). E bellissima l'attrice protagonista, Barbara Schulz: bella vestita e pudica soprattutto se confrontata a un mondo di "nudi" brutti, integralisti e forcaioli, senza alcun pudore, nel bene e nel male. Poi il film si perde, sottintende ma non accenna l'imperterrito pudore della protagonista che anzi, sembra confondersi in uno slancio per i nuovi promiscui costumi, espresso pur sempre da tessile, da vestita, ridestando l'interesse del distratto marito. Sembra un vorrei ma non posso, tra vincoli di censura e autoriali, tra l'evitare le cadute di gusto e il mantenere un taglio documentaristico: insomma, un finale che sembra appiccicato ma che non saprei immaginare diverso. Ed é indubbio che la chiave del film sia che c'é molto di piú di quanto ostentatamente mostrato, semplicemente ció non trapela chiaramente dal film.

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