genere:
horror

regia
:
Byeong-ki Ahn

interpreti principali:
Ji-won Ha , Yu-mi Kim, Woo-jae Choi, Ji-yeon Choi, Seo-woo Eun
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PHONE

Mi ero ripromesso di non farmi più infinocchiare dai commenti tromboni di certe pellicole: ha incassato più di, il film che ha fatto, l’horror che. Già mi puzzava quando, presentato in Italia, per un film come The Eye venne scomodato addirittura L’Esorcista, l’unico vero film horror che nelle sale, e nella storia, di spettatori ne ha stesi parecchi. Dai tempi dell’Esorcista che non si vivevano attimi di puro terrore un paio di corna, sebbene poi The Eye non fosse proprio uno schifo e alla fine si faceva pure apprezzare. Però ho cominciato a diffidare. Ora, con Phone ci hanno riprovato, e nonostante i buoni propositi, ci sono ricaduto: il film che in oriente ha battuto tutti i record d’incasso. Strombazzato dappertutto, finisco pure per crederci.

La storia di Phone la intuirebbe anche una pianta di gerani: la giornalista Ji Won, dopo una scomoda inchiesta sul mondo della pedofilia per il quale vengono arrestati un bel po’ di personaggi, comincia a ricevere una serie di minacce telefoniche. Dietro suggerimento dell’editore, Ji Won decide di sparire dalla circolazione finché le acque non si calmino, e accetta l’invito di alcuni amici di famiglia a ritirarsi nella loro casa disabitata. Contemporaneamente cambia numero di cellulare. Nonostante le precauzioni, le molestie continuano. Mica è finita: chiunque risponda al nuovo numero comincia a manifestare uno strano comportamento. Vittima illustre di queste chiamate dall’oltretomba, la piccola (e bruttissima) Young-ju, figlia dell’amica della giornalista, che comincia a nutrire per il padre un attaccamento morboso. Ji Won, sinceramente preoccupata per la salute della bambina, inizia un’indagine sui precedenti possessori di quel numero, risalendo fino ad una giovane e misteriosa scolaretta, scomparsa nel nulla, che si scoprirà in seguito essere legata agli amici di famiglia della giornalista. Tutto torna, tutto quadra.

Pur essendo un film coreano, di coreano ha soltanto gli attori. Per lo meno The Eye conservava una certa impostazione orientale nella narrazione, riuscendo forse per questo a suscitare interesse nonostante una trama per niente originale. Phone può essere definito come la rappresentazione occidentale dei fumetti giapponesi trasposti in Corea: la scolaretta in divisa, innamorata di un uomo maturo e non più corrisposta, che passa tutto il tempo al telefono inviando messaggi al suo amato fa molto manga. Completamente latitanti nella pellicola gli elementi tipici del cinema orientale, non necessariamente horror. Non cercate le atmosfere delicate e rarefatte, gli eleganti passaggi visivi, gli struggenti silenzi, i colori saturi o le raffinatezze lessico psicologiche in odore di zen. Phone è un’incessante sequenza di gratuiti ed eccessivi tentativi di sfinire lo spettatore a forza di sobbalzi sulla poltrona. E ci riesce perché diventa pretesto anche un aggiustaggio di una ciocca di capelli. Un po’ come quando la donna bionica impiegava la sua forza per pulirsi il naso. Si arriva estenuati ad un punto della pellicola dove lo spettatore si chiede “chi” sta facendo “cosa”. Generalmente è lo stesso punto nel quale ci si accorge di trovarsi di fronte ad una schifezza. Tutte le successive trovate ad effetto conducono la storia verso un finale che di sorprendente ha il fatto di essere proprio un finale e non la sequenza per una situazione successiva. Finale, tra l’altro, sbrigativo e spicciolo, inappagante quanto il coitus interruptus.

Ascrivibile nella categoria dell’horror soprannaturale piuttosto che in quello sanguinario, Phone si colloca nel filone inaugurato con Il Sesto Senso, capostipite di tutta una figliolanza più o meno apprezzabile. Non si capisce per quali qualità Phone sia stato campione d’incassi in oriente, ammesso che lo sia stato davvero, né perché si sia deciso di farlo uscire in Italia con tre anni di ritardo. E’ vero che pellicole come il già citato Il Sesto Senso, o The Others, hanno aperto le porte ad un genere che comincia ad inflazionarsi, ma non tutto quello che passa per questa porta merita di finire sul grande schermo. Phone andava lasciato dov’era, col suo carico di noia e prevedibilità, magari per lasciare spazio a qualche produzione sicuramente più interessante ed originale.

In fondo un merito, questo Phone, ce l’ha. Portateci la persona con la quale volete interrompere i rapporti ma non ne avete il coraggio. Dopo la visione non vi rivolgerà più la parola. Naturalmente fate attenzione anche a chi ve lo propone…

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