Chi inventa questi titoli? e perché?
forse per attirare un pubblico abituato a vedere Jim
Carrey fare il cretino davanti alla macchina da presa?
E infatti il cinema è stracolmo di persone
di una certa età che non afferrano quasi niente
della trama, e che a metà spettacolo interrompono
l’atmosfera di questo stranissimo film, ti si
alzano davanti, fanno casino per scavalcare un’intera
fila di gente che sposta cappotti e sacchetti di popcorn
e abbandonano la sala. Dico grazie a questi geni del
marketing, così attenti alle esigenze del pubblico.
Grazie di cuore. Ma, cortesemente, cambiate mestiere.
Diciamo allora che il titolo originale suonerebbe
in italiano come “L'eterno splendore di una
mente immacolata”, da un verso di Pope.
Mi siedo comodamente in ultima fila e parte la pellicola,
macchina da presa a spalla, fotografia incolore. Parte
senza titoli di testa, con un Jim Carrey in tono dimesso,
barba e rughe, che un giorno in pieno inverno incontra
Clementine (un’ottima Kate Winslet), strana
creatura brillante e dissociata. E una storia d’amore
che mi coinvolge da subito, mi rapisce, e sono portato
a credere che questo sia un nuovo “Prima dell’alba”.
E invece no, proprio quando ci sto facendo la bocca,
la storia comincia a prendere una piega insolita.
Titoli di testa dopo dieci minuti, quasi invisibili,
e mi sorprendo rapito da uno stranissimo film, che
in qualche modo ricorda “Essere John Malcovich”
e “Il ladro di orchidee”, nel suo inseguire
penosi e contorti percorsi mentali. E infatti scopro
poi che l’autore di questo geniale plot è
proprio lui, Charlie Kaufman, inventore di creature
cinematografiche bizzarre e libere da ogni genere
di vincolo aristotelico spazio-temporale, che viaggiano
nella testa, inseguendo le connessioni neurali, scavando
nei meccanismi dei comportamenti e della memoria.
Sarebbe inutile e crudele nei confronti di uno spettatore
esigente stare qui a descrivere come Carrey - Joel
Barish nel pieno della riprogrammazione della sua
memoria tenti di salvare il ricordo di Clementine
fuggendo e nascondendosi con lei nelle sue più
intime e taciute memorie.
Il tempo non scorre necessariamente in una sola direzione:
mentre ripercorriamo a ritroso la storia d’amore,
tra reminescenze che spariscono e altre che affiorano
dall’infanzia, il film procede in avanti come
un thriller e Joel scopre che qualcuno sta approfittando
della sua situazione e gli sta rubando i ricordi e
la donna.
In chiusura la storia inizia da capo e lancia un
messaggio finale che dà senso a tutta la pellicola:
se affrontassimo le nostre storie d’amore con
più onestà, coscienti dei nostri limiti,
le cose potrebbero anche funzionare meglio.
Un gran bel film, che non lascerà a bocca
asciutta chi cerca qualcosa di nuovo. |