genere:
drammatico

regia
:
Iciar Bollain

interpreti principali:
Luis Tosar, Laia Marull

distribuzione:
Lucky Red

Festival di San Sebastian 2003: Miglior Attore - Miglior Attrice.
Vincitore di 7 premi Goya 2004
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TI DO I MIEI OCCHI

Per le donne tra i 15 ed i 44 anni la violenza è la principale causa di morte e di invalidità, ed è su questi ed altri tristi dati che si è basata la regista Iciar Bollain, per il suo film "Ti do i miei occhi".
E' la storia di una donna Pilar (Laia Marull), che una notte, stanca delle brutali sofferenze a cui la sottopone il marito, prende suo figlio e scappa di casa, trovando rifugio dalla sorella. Antonio (Luis Tosar), la cerca disperatamente, entrando in crisi nel momento in cui si rende conto che la può perdere, perché ella non intende tornare a casa.
La donna è paralizzata dalla rabbia del marito, teme per sè e per il figlio, si rende conto di essersi annullata, pur di compiacere Antonio, ed evitare la sua ira, che comunque puntuale si materializza anche senza reali motivi.
Quando Antonio intuisce la perdita, comincia a frequentare uno psicologo e una terapia di gruppo per imparare a controllarsi, le continue visite al museo della città di Toledo, dove Pilar ha trovato lavoro convincono la donna della possibilità di salvare il rapporto. Decide, quindi di ridargli fiducia, tornando a vivere con lui, ma quando torna a casa le cose non vanno come spera…
"Ti do i miei occhi", è un film non banale, che riesce a trattare argomenti così delicati senza scadere nel deja vu di un amore che tutto sopporta e tutto perdona, per un 'cambierò che non arriva mai…'.
E' stato ispirato da fatti di cronaca, accaduti in Spagna, dove una donna sessantenne, dopo anni di sopportazione della tirannia del marito ha trovato il coraggio di raccontare tutto. Dopo pochi giorni il marito la brucia viva (non è uno spoiler sul film!).
La brutalità degli argomenti trattati, ha spinto la regista ad avvicinarsi al problema prima con un corto, poi tradotto in un lungometraggio. Queste analisi sono state finalizzate a dar vita ad un film che tenesse conto anche degli uomini; quello, infatti, che spesso caratterizza queste storie è che si parla della vittima, ma di rado del marito, dell'uomo.
Nel film invece scorgiamo la varietà di sensazioni, sentimenti e pulsioni anche di Antonio, che rispecchia la crisi generazionale dell'uomo di oggi, che è costretto a confrontarsi con una donna emancipata libera e competitiva, non solo nella sfera privata, ma anche nel lavoro. E' per questo che possiamo parlare di una crisi 'universale'. Ed è per questo che nel film Antonio risponde chiudendosi rispetto alla crescita della moglie, e sono vani i tentativi del terapeuta di fargli capire che non è il controllo la base del rapporto, bensì la fiducia.

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