Per le donne tra i 15 ed i 44 anni
la violenza è la principale causa di morte
e di invalidità, ed è su questi ed altri
tristi dati che si è basata la regista Iciar
Bollain, per il suo film "Ti do i miei occhi".
E' la storia di una donna Pilar (Laia Marull), che
una notte, stanca delle brutali sofferenze a cui la
sottopone il marito, prende suo figlio e scappa di
casa, trovando rifugio dalla sorella. Antonio (Luis
Tosar), la cerca disperatamente, entrando in crisi
nel momento in cui si rende conto che la può
perdere, perché ella non intende tornare a
casa.
La donna è paralizzata dalla rabbia del marito,
teme per sè e per il figlio, si rende conto
di essersi annullata, pur di compiacere Antonio, ed
evitare la sua ira, che comunque puntuale si materializza
anche senza reali motivi.
Quando Antonio intuisce la perdita, comincia a frequentare
uno psicologo e una terapia di gruppo per imparare
a controllarsi, le continue visite al museo della
città di Toledo, dove Pilar ha trovato lavoro
convincono la donna della possibilità di salvare
il rapporto. Decide, quindi di ridargli fiducia, tornando
a vivere con lui, ma quando torna a casa le cose non
vanno come spera
"Ti do i miei occhi", è un film non
banale, che riesce a trattare argomenti così
delicati senza scadere nel deja vu di un amore che
tutto sopporta e tutto perdona, per un 'cambierò
che non arriva mai
'.
E' stato ispirato da fatti di cronaca, accaduti in
Spagna, dove una donna sessantenne, dopo anni di sopportazione
della tirannia del marito ha trovato il coraggio di
raccontare tutto. Dopo pochi giorni il marito la brucia
viva (non è uno spoiler sul film!).
La brutalità degli argomenti trattati, ha spinto
la regista ad avvicinarsi al problema prima con un
corto, poi tradotto in un lungometraggio. Queste analisi
sono state finalizzate a dar vita ad un film che tenesse
conto anche degli uomini; quello, infatti, che spesso
caratterizza queste storie è che si parla della
vittima, ma di rado del marito, dell'uomo.
Nel film invece scorgiamo la varietà di sensazioni,
sentimenti e pulsioni anche di Antonio, che rispecchia
la crisi generazionale dell'uomo di oggi, che è
costretto a confrontarsi con una donna emancipata
libera e competitiva, non solo nella sfera privata,
ma anche nel lavoro. E' per questo che possiamo parlare
di una crisi 'universale'. Ed è per questo
che nel film Antonio risponde chiudendosi rispetto
alla crescita della moglie, e sono vani i tentativi
del terapeuta di fargli capire che non è il
controllo la base del rapporto, bensì la fiducia.
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