Leone d'Oro alla carriera (insieme
alla nostra Stefania Sandrelli) del Festival di Venezia
2005, il regista Hayao Miyazaki arriva nelle nostre
sale con la sua nuova fantasmagorica opera "Il
cavallo errante di Howl". Le aspettative erano
alle stelle dopo il fortunato successo di pubblico
e critica - a livello internazionale - del suo precedente
"La Città Incantata" così
restando disillusi di fronte ad un nuovo lavoro che
se visivamente è la conferma della continua
crescita e ricchezza di un puro ed unico genio dell'animazione
dall'altra invece - colpa una materia narrativa governata
a stento e lasciata a briglie sciolte e di una creatività
fine a se stessa - ci lascia perplessi evidenziando
i limiti di un'opera che forse proprio perché
così evidentemente imperfetta e strabordante
ci seduce - a tratti - disturbandoci.
Dal romanzo omonimo dell'inglese Diana Wynne Jones
, la storia della giovane Sophie che un maleficio
trasforma in una vecchia di 90 anni si segue con l'incanto
e stupore che il cinema di Miyazaki è capace
di suscitare in ogni singolo "quadro" del
suo film. L'occhio ed il cuore così si perdono
nella genialità creativa di luoghi e personaggi
(il demone del fuoco Calcifer o lo spaventapasseri
Rapa) che ci stordiscono per ricchezza ed originalità
la mente invece dovendo fare i conti con una struttura
narrativa ridondante ed appesantita.
E se bastasse la semplice volontà (di uomini,
demoni, streghe o maghi buoni che siano!) a fermare
le guerre del mondo, Miyazaki ci conforta nell'illusione
di una piccola fiamma che giace - sottocenere ma viva
- nel cuore e nell'anima di un'umanità che
ha deciso di voler vivere!
|