Il Clooney ormai nostrano ritorna
con una pellicola del tutto diversa dalla sua prima
"Confessioni di una mente pericolosa", nella
quale l'ampiezza dei contenuti si incontrava felicemente
con l'ironia delgli accadimenti. In "Good night,
good luck", invece, il tema è quello del
giornalismo e del suo continuo condizionamento politico.
Il film narra della storia di Edward R. Murrow; giornalista
della CBS che, venuto a conoscenza dei sopprusi del
senatore McCarthy, decide di contrastare, rimanendo
nella verità oggettiva e nell'etica professionale,
l'ondata anticomunista dello stesso.
Il tutto non avverrà in un clima privo di tensione,
nella quale si alterneranno decisioni importanti e
ripercussioni altrettanto ampie. Il film è
girato in pellicola bianco e nera, in modo da permettere
una perfetta riambientazione con gli habitat statunitensi
degli anni '50, ma se da un lato permette di amalgamare
storia e immagine, dall'altro rende il tutto abbastanza
statico. Il tema è vero, non è di quelli
facili e probabilmente questo era l'unico modo di
intraprenderne il percorso, ma alla fine del film
ci chiediamo, se abbia portato da qualche parte, rappresentando
punti di vista che prima non conoscevamo; se insomma
sia stata una semplice rappresentazione o anche una
deframmentazione dei concetti che ne rimangono radicati.
Il tutto, rimane allo spettatore, che può giudicare
il tutto come tragicamente pesante o come maestralmente
interpretato.
Da sottolineare, il lavoro di David Strathairn, che
nei panni di Murrow riesce perfettamente nel tentativo
di comunicare l' "accortezza" giornalistica
e la solitudine di un mondo in cui amici e nemici
spesso si confondono.
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