Dopo un'ora e mezza di tensione sottile
ed insinuante, l'autore austriaco Michael Haneke -
nel suo lucido "Niente da anscondere" -
ci regala un'illuminate lezione sulla potenza e forza
delle immagini cinematografiche!
Un'improvvisa, asciutta e dirompente scena di sangue
(un fiotto indimenticabile di un taglio di gola in
diretta) che scuote, inorridisce e tormenta lo spettatore
che lentamente è scivolato nella scura ed ordita
trama di questo suo ultimo e prezioso lavoro. Giustamente
premiato con la Palma d'Oro per la Migliore Regia
all'ultimo Festival di Cannes, Haneke prosegue il
suo interessante lavoro di indagine e pedinamento
di un'umanità realisticamente e tragicamente
"normale".
Questa volta a finire sotto la sua lente d'ingrandimento
(dopo La Pianista/Huppert e le "Storie"
sullo sfondo di una Parigi in affannoso caos) è
la famiglia "felice/borghese" di Georges,
intellettuale che conduce un programma televisivo
sui libri (un sempre perfetto ed insostituibile Daniel
Auteil) con moglie (Juliette Binoche, in gran forma
fuori dai set hollywoodiani!) ed irrequieto figlio
adolescente.
Sicurezze di un'agiata ed apparente tranquilla esistenza
che si incrinano quando alla famiglia cominciano ad
essere recapitate misteriose videocassette - con immagini
proprio dei familiari ripresi di nascosto dalla strada
- incartate dentro fogli che ritraggono disegni infantili
e violenti. E' l'inizio di un lento ed inesorabile
scivolare nelle zone oscure di un'umanità che
nelle secche del proprio passato e negli universali
sensi di colpa che sorvegliano nascostamente il presente
fanno da apripista ad un futuro ignoto e rivoluzionario.
Allora poco importa conoscere i meccanismi e le risoluzioni
di questo atipico thriller riuscendo Haneke a conquistarci
con le insidie e pericolose sirene di un viaggio nel
torbido della natura umana che inevitabilmente mette
il dito sulle piaghe e cicatrici delle nostre inquiete
e normali esistenze.
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