Voglia di paternità sul grande
schermo! Insieme ai fratelli Dardenne ("L'enfant")
ed a Jim Jarmush ("Broken Flowers"), anche
Wim Wenders indaga - nel suo ultimo film "Non
bussate alla mia porta" - sulla forza e sul valore
delle relazioni familiari. E lo fa con il suo solito
stile "on the road" e trama narrativa come
sempre maggiormente concentrata sui personaggi piuttosto
che sull'azione.
Macchina da presa quindi puntata sull'attore Howard
Spence (Sam Shepard - oltre a firmare lo script -
gli regala la sua "realistica" fisicità),
in passato una stella del cinema western, ma oggi
alla ricerca di un senso della propria vita nell'immensa
"prateria" di un'esistenza dissipata tra
alcool, droghe e belle donne. Così abbandona
improvvisamente il set del suo ultimo film e trova
rifugio a casa della madre dove viene a sapere che
potrebbe essere il padre di un figlio che non ha mai
conosciuto.
Sullo sfondo di maestosi paesaggi alla "Wenders",
assistiamo al casuale e mesto incontro di esistenze
disilluse e trascinate ( il padre con il figlio; l'uomo
con la sua ex donna; i due fratellastri dello stesso
padre) che nella ricerca di un posto dove ci si possa
sentire di appartenere sperano di recuperare le occasioni
perdute di un destino spesso ingrato e sordo.
E se Jessica Lange (la donna amata in gioventù
da Howard Spence) è il più fascinoso
ed emozionante"rimpianto" che ci sia mai
capito di incontrare sul grande schermo, allora ci
si augura che sorte del genere possa spettare all'intero
genere umano in cerca di un riscatto della propria
vita.
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