Preoccupante e pesante coincidenza!
Nel giorno di presentazione alla stampa italiana del
film "Paradise Now" (candidato per la Palestina
all'Oscar come Miglior Film straniero) - storia di
due giovani arruolati per un attentato kamikaze in
Israele - le agenzie battono la notizia della cattura
di un baby kamikaze quattordicenne a Nablus (identica
location del film). Il giovane avrebbe anche lasciato
un video testamento con un fucile in mano (una delle
scene più agghiaccianti del film di Hany Abu-Assad)
ed agli inquirenti avrebbe inoltre confessato di aver
avuto un ripensamento e di aver cercato di evitare
di partire in missione ma di essere stato comunque
obbligato a proseguire nel disegno terroristico.
Identico ripensamento hanno i due protagonisti del
film, Khaled e Said, ma diverse saranno le decisioni
che prenderanno così facendo "saltare
in aria" un solido rapporto d'amicizia nutrito
di ideali e proclami politici che mettono in risalto
le contraddizioni di una natura umana plagiata da
circostanze ambientali e temporali di rilevante peso.
Classico film che si pone all'attenzione mediatica
maggiormente per il suo valore di documento "politico"
di così stretta attualità piuttosto
che per sue qualità intrinsecamente cinematografiche,
"Paradise Now" ha comunque il merito - pregio
notevole - di interrogarsi con equilibrio e lucidità
su uno dei temi più scottanti della nostra
Storia recente - la questione palestinese - e decidendo
di raccontarne gli accadimenti dal punto di vista
di due kamikaze ci permette di essere testimoni di
percorsi di vite che , pur così lontane, sono
lo specchio di un'umanità in sofferta e disperata
lotta quotidiana.
Abu- Assad ci consegna in tal modo un'apologo asciutto
e crudo - la meticolosa cronaca delle precedenti 24
ore di questi uomini/martiri/mostri è angosciosamente
avvincente- capace di emozionarci freddamente con
la sorprendente rivelazione di una calda dimensione
umana nel cuore di "combattenti" con il
Paradiso nella testa!
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