Che bello scoprire che c’è
ancora chi fa cinema con passione.
Remake di un successo del 1945 ('La cage aux rossignols'
di Jean Dréville), uscito nel 2004 e candidato
all’oscar come migliore pellicola straniera,
Le Choristes è sicuramente un film da non perdere.
Brevemente la trama: Clement Mathieu, ex insegnante,
trova lavoro in un istituto di riabilitazione per
ragazzi in difficoltà. Siamo nel ‘49
e questo genere di istituti somiglia più a
un carcere che non a un centro di ricovero e recupero.
Decine di ragazzini, stipati nell’edificio,
sono costretti a subire un’educazione spartana
basata su regole semplici e ferree, che non stimolano
la loro creatività, ma suscitano solo una comprensibile
rabbia e voglia di fuggire.
Mathieu è invece un progressista, molto aperto
e poco incline ad un’educazione coercitiva.
Ostinato e furbo, riesce a creare un coro. I ragazzi
coinvolti in questo coro trovano finalmente un punto
di sfogo per il loro desiderio di libertà.
Meravigliosamente interpretato da tutti (gli occhi
dei ragazzi, che sognano la vita che verrà,
valgono più di qualsiasi interpretazione da
actor’s studio) forse può sembrare retorico
e già visto (a qualcuno potrebbe ricordare
“L’Attimo Fuggente”), a volte eccessivamente
manicheo, ma la forza di questo film non sta tanto
nella trama, quanto nel cuore che tutti vi hanno messo
- dal regista a ogni singolo ragazzo del coro.
Ottimo e misurato Gerard Jugnot, nella parte di Mathieu,
dal viso tenero e deciso allo stesso tempo.
Il piccolo Pepinot con la sua ingenuità strappa
più di una lagrima, mentre gli occhi pieni
di tristezza e di vita del giovane Pierre Morhange
- un intenso Jean Baptiste Maunier - regalano quello
che di più vivo e profondo si può trovare
in questa pellicola.
Se l’ "Attimo fuggente" era pura
retorica, “Le choristes” è una
bella e sentita favola, stracolma di emozioni e non
priva di spunti di riflessione. |