Impresa ardua e coraggiosa quella
di trasporre sul grande schermo il bel romanzo di
Giancarlo De Cataldo "Romanzo Criminale",
epica e sontuosa scorribanda di eventi e personaggi
che , fra il '77 e '92, resero tristemente famosa
una banda di malavitosi romani.
Al regista Michele Placido riesce la "missione":
con il contributo essenziale degli sceneggiatori Rulli
e Petraglia, di un cast tecnico di ottimo livello
- su tutti il direttore della fotografia Luca Bigazzi
e la montatrice Esmeralda Calabria - e soprattutto
di un cast d'interpreti che riunisce il meglio dei
nostri giovani attori italiani - qui al massimo della
loro espressione e maturità - "Romanzo
Criminale" riesce nel pregevole ed alto intento
di raccontare uno spaccato della nostra storia italiana
epurata da faraginosi ideologismi ma rivissuta con
quella pietas umana che ben si addice al dolore, alle
sofferenze ed alle tragiche prove di una nazione afflitta
da gravi turbolenze politiche e civili.
"Quei bravi ragazzi" della Magliana - il
libanese/Pier Francesco Favino, il Freddo/Kim Rossi
Stuart ed il Dandi/Claudio Santamaria sono il centro
cardine del gruppo - diventano così lo specchio
fedele e distorto insieme di pagine della nostra Storia
dove gli inquietanti intrecci tra mafia, attentati
terroristici e corpi deviati dei Servizi Segreti si
confondono labilmente e pericolosamente con la cronaca
locale e violenta di un'organizzazione criminale di
giovani delinquenti di periferia.
Eroi "negativi" e poveramente glamour, forze
dell'ordine ed apparati dello Stato in predicato di
collusione - il personaggio ambiguo del Commissario
Scialoja/Stefano Accorsi ne è un degno rappresentante
- e sentimenti passionali e veri come l'amicizia e
l'amore fanno da motore a vicende di storie di vita
vissuta che sottilmente ci affascinano e seducono
in un pericoloso gioco di identificazione di cui Placido
sa tenere abilmente le fila.
Ed è proprio la sua regia (maestri confessati
Rosi, Petri e Damiani) l'artefice principale di un
risultato onesto ed importante che ci fa riscoprire
l'enorme valore di un cinema d'impegno civile (e spettacolare
insieme) capace di parlare al cuore ed alla testa
di un pubblico "bisognoso" di fare i conti
con il proprio passato.
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