Giocava con la trottola e con le biglie.
Ma già da bambino faceva dei discorsi bellissimi.
Ricordi d'infanzia del presidente cileno Salvador
Allende che il regista Patricio Guzmán alterna
a documenti d'archivio, album fotografici ed interviste
nel tentativo (peraltro riuscito!) di far comprendere
la "crudele" attualità di quest'uomo
atipico, rivoluzionario e fanatico della democrazia
fino al punto di suicidarsi.
Medico, umanista, marxista sui generis e cofondatore
del Partito Socialista, Salvador Allende - nel montaggio
lineare e trama narrativa di Guzmán dilatata
e priva di smottamenti proprio per far parlare e vibrare
la vita dell'uomo/Presidente e non un'artefatta ricostruzione
cinematografica - diventa l'utopico ed urgente modello
al quale ispirarsi per una anch'essa utopica rivoluzione
pacifica a cui il mondo occidentale moderno dovrebbe
anelare. Della sua vita il regista ci dice che fu
una sorta di lunga campagna elettorale, trascorsa
attraversando il Paese da un capo all'altro con il
solo scopo di ascoltare le esigenze della gente, di
discutere con essa e convincerla (in un impari confronto,
le "gite" in autobus del Professor Prodi
e le missive del Cavalier Berlusconi ci fanno amaramente
sorridere!).
Dopo vent'anni di campagna e quattro candidature,
Allende venne finalmente eletto Presidente della Repubblica
il 5 Settembre 1970: è l'inizio/la fine di
un "meraviglioso" progetto politico per
il rispetto puntuale della democrazia e delle sue
istituzioni, per la sua etica umanista (la dignitosa
e coerente volontà di farsi portavoce del popolo)
che si pose all'attenzione del mondo generando rispetto,
stima, desiderio di emulazione ma soprattutto fastidio
e rabbia per la pur remota possibilità che
questo Sogno politico potesse avverarsi ( e Nixon
ne fu il più gretto e limitato rappresentante!).
Il resto è Storia: l'11 Settembre del 1973
un golpe militare sollevò Allende che con il
suo suicidio - né disperato né romantico
- raccontò sino alla fine la necessità
di come la politica non debba mai inchinarsi di fronte
all'impossibile. E Patricio Guzmán con questa
sua necessaria testimonianza sta lì a rammentarci
come il progetto di Allende non abbia perso forza
e soprattutto oggi sia il modello di una lotta da
riprendere con rinnovata energia e coscienza perché
attuale è il monito di "dover fare tutti
sacrifici per seminare il futuro".
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