Questa volta la ciambella non è riuscita con il buco!. Per chi sperava nel ripetersi e rinnovarsi di quel felice sodalizio artistico che vide anni fa il regista James Ivory unirsi allo scrittore Kazuo Ishiguro e come risultato produrre quel capolavoro candidato ad 8 Nomination all'Oscar - Quel che resta del giorno - rimarrà deluso. E' vero che questa volta Ishiguro firma una sceneggiatura originale - "La Contessa bianca" - ma sia per la pedanteria e prolissità di una storia che mai avvince e coinvolge che per la regia di Ivory, che qui sembra essersi fossilizzata su quel suo oramai inconfondibili tocco e stile incapace di rinnovarsi, si rischia di scivolare nella noia ed apatia più totali.
Le vicende della contessa russa caduta in disgrazia nella Shangai del 36 (sono gli anni che hanno preceduto l'invasione giapponese della Cina orientale e la guerra cino-giapponese del 37-45) e dell'ex diplomatico cieco distrutto per la perdita della sua famiglia caduta vittima delle violenze politiche in fatti è l'algido e piatto resoconto di un incontro di vite umane allo sbando che uno script fuori tempo, una ricostruzione ambientale accurata ma senz'anima, una regia svogliata ed interpreti monocordi e legnosi ( Ralph Fiennes, Natasha Richardson, Lynn e Vanessa Redgrave ) riducono ad une melodramma da prima serata televisiva. Unico rimpianto? Che l'ultima creatura della mitica ditta Ivory / Merchant (Ismail Merchant, il suo produttore storico, morto alle fine delle riprese) sia affidata a questa irrisolta produzione ma che di certo non offusca la memoria ed il prestigio di una coppia che negli anni ha prodotto autentici capolavori come "Maurice", "Camera con vista" e "Casa Howard".
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