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| EASTERN PROMISES |
Cronenberg ritorna e prosegue il discorso stilistico di A History Of Violence; a partire da Viggo Mortensen, protagonista indiscusso, il cui personaggio (nuovamente) ha il compito di viaggiare su quella labile linea di confine tra il bene e il male, il familiare e l'estraneo.
Le sequenze iniziali di Eastern Promises (come di consueto, è sciagurata la proposta italiana del titolo) evidenziano subito un forte contrasto vita/morte, mostrando in modo quanto più crudo e reale possibile un omicidio e un neonato (alla cui nascita la madre non sopravvive: Tatiana, una ragazzina 14enne giunta a Londra alla ricerca di una vita migliore trascritta sulle pagine di un diario che scandiscono il ritmo del film). Il sangue copioso e real(istica)mente disturbante è l'elemento che accomuna i due episodi, sostanza essenziale per l'esistenza di un organismo e simbolo (appunto) di vita e di morte.
E proprio su un forte contrasto (che si disvela a poco a poco) si basa il prosieguo della pellicola. Anna, nel tentativo di scoprire le origini di Tatania, si ritrova nel mondo di Semyon e del figlio Kirill: la mdp che la segue all'interno del ristorante gestito dal boss mostra una famiglia unita e un ambiente caloroso, sul quale (tuttavia) pare aleggiare un qualche mistero, una qualche minaccia (merito della fotografia livida e scura, ma - allo stesso tempo - naturalistica, di Suschitzky).
Anna e i suoi familiari rappresentano, così, le "brave persone", la "gente comune" opposti ad una realtà malsana e anomala (la scena del festino orgiastico che si svolge in una stanza "segreta" della palazzina che ospita le sale del ristorante di Semyon); una realtà che opera in modo occulto e spietato (il recupero del cadavere surgelato di Soyka).
Nikolai è la figura ambigua con un piede al di qua e uno al di là della linea di demarcazione; colui che (di)mostra l'esistenza di una congiuntura tra le due realtà; colui che sta perdendo la sua identità (?) per via dei tatuaggi che ricoprono il suo corpo e ne identificano lo status all'interno dell'organizzazione criminale (la scena del rituale iniziatico in cui gli vengono assegnate le "stelle", che rappresenta una nuova nascita).
Eastern Promises (come A History Of Violence) si conclude senza rassicurare lo spettatore: se in History Mortensen viene, sì, (ri)accolto dalla famiglia (ma nulla sarà più come prima), in Eastern avviene una divisione netta tra due realtà (Anna che alleva Christine vivendo assieme alla madre e allo zio Stepan e Nikolai che ha preso il posto di Semyon), con la consapevolezza che possono incontrarsi/scontrarsi in qualsiasi momento. |
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