genere:
horror

regia
:
Rob Zombie

sito ufficiale:
easternpromisesthemovie.co.uk
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HALLOWEEN
L'Uomo Nero non è morto, non muore mai; ma dove (e - soprattutto - come) nasce l'Uomo Nero? Il buon Rob Zombie tratta ancora di emarginazione e degrado [umano e sociale], dopo la mini saga dei suoi Reietti del diavolo (non a caso Myers viene definito - anch'egli - il figlio di satana e l'abitazione in cui è vissuto fino alla tragica notte di strage di Halloween è denominata - con simpatico piglio autoreferenziale - la casa del diavolo).
Le sequenze che (durante la prima parte del film) fanno da preludio all'inizio del remake vero e proprio dell'ottima pellicola di Carpenter del 1978, benché possano risultare stereotipate e retoriche da un punto di vista narrativo, mostrano con efficacia la spietata e macabra ferocia del piccolo Mike che risparmia solo l'affetto materno e la tenera innocenza della sorellina di pochi mesi dall'efferato e liberatorio massacro.
Zombie vuole incentrare la schizofrenica insanità mentale del protagonista (che lo conduce a diventare un muto, inquientante gigante totalmente alienato) sul concetto/simbolo di maschera (basti pensare alla maglietta dei Kiss in bella mostra nelle prime scene), ma in realtà non vi si sofferma abbastanza (specie nel periodo di reclusione nel penitenziario psichiatrico), non riuscendo - così -  nell'ambiziosa  idea di caratterizzare in modo approfondito l'ormai mitico personaggio Mike Myers.
L'inarrestabile carnefice utilizza la maschera per nascondere la sua "bruttezza", il suo essere malvagio. E il ritorno ad Haddonfield, nel disperato tentativo di riappropriarsi di tutto ciò che gli è stato estirpato (di liberarsi della maschera) a causa dell'incarcerazione (la vecchia, abbandonata casa d'infanzia trasformata in un santuario con la lapide della madre defunta), diventa un viaggio sempre più scuro (superbo il freddo livore bluastro e notturno che caratterizza la parte finale del film) nei meandri della mente di un mostro creato dalla stessa cittadina (la quale si opporrà cercando di cancellare per sempre quel non-volto, incapace di riconoscerlo come proprio figlio).
Pertanto, se da un lato la stuzzicante soluzione del lungo preambolo introduttivo non riesce completamente, dall'altro ci ritroviamo di fronte a un Myers a dir poco devastante (più vicino al fratellastro Jason dei vari Venerdì 13) rispetto a quello presentato da Carpenter. Tuttavia, anche l'aspetto truculento pare un po' imploso; insomma, non sfocia quasi mai nel sadismo che magari è lecito aspettarsi (chissà se per ragioni commerciali e di distribuzione! - e lo spazio che Zombie concede ad alcuni passaggi di stampo teen horror che appaiono marchiani dovrebbe fugare ulteriori dubbi sul fatto che si sia in qualche modo "contenuto").
Zombie è coadiuvato dai fidi collaboratori dei precedenti film e mette in scena il suo (ormai già rodato) impianto visivo con i soli peccati legati allo script, al non essersi riuscito a svincolare fino in fondo dalla trama dell'originale (forse anche per timore reverenziale nei confronti del peso dei nomi di Carpenter e di Myers) e al non aver osato qualcosa in più nel mostrare la lacerazione della carne e lo strazio del corpo (nonostante le copiose pennellate di sangue durante la fuga dal penitenziario e nonostante l'avvilente grido d'aiuto proveniente dal corpo martoriato di Annie).
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