genere:
drammatico

cast:
Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Hiam Abbass, Niels Arestrup, Fiorella Campanella, Jean-Pierre Cassel, Emma de Caunes, Max von Sydow

regia
:
Julian Schnabel

sito ufficiale:
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LO SCAFANDRO E LA FARFALLA
Un uomo prigioniero di un massiccio scafandro che affonda lentamente e inesorabilmente nelle profondità oceaniche: questa l'immagine emblematica che rappresenta la metafora sullo stato di schiavitù in cui versa il protagonista del film, affetto da una patologia denominata locked-in syndrome che lo rende (in realtà) prigioniero del proprio corpo.

Trasporre cinematograficamente la storia (vera) di Jean-Do Bauby, un uomo capace di sbattare solo la palpebra dell'occhio sinistro, appare un vero e proprio azzardo: come tenere in piedi (scusate l'involontaria ironia nell'uso dei termini) una trama che vede protagonista un personaggio completamente paralizzato? La risposta di Julian Schnabel consiste in una commistione di soluzioni che rendono la pellicola altalenante, così da farci ritrovare dinnanzi a una vicenda che vive di pochi momenti realmente efficaci.

La sequenza iniziale è assolutamente straordinaria e ci mostra la soggettiva del risveglio dal coma di Jean-Do, con lo spettatore che impiega un po' di tempo (al pari del protagonista) a realizzare la condizione di paralisi e mutismo in cui ci si ritrova (attraverso immagini sfocate, le domande dei dottori e l'attività degli infermieri): riabituarsi al mondo e alla vita attraverso l'unico mezzo a disposizione, ossia l'occhio sinistro.

Ben presto, tuttavia, l'elemento preponderante diventa la voce interiore di Jean-Do, la quale indebolisce (e in certi casi annulla) la forza evocativa delle immagini (è necessario raccontare/spiegare un quadro che ritrae un paralitico su una sedia a rotelle in riva al mare?) e la ricercata (tramite l'uso della soggettiva) immedesimazione spettatore/protagonista.

La scelta narrativa che offre, invece, uno sguardo "distaccato" su Bauby (abbandonando la soggettiva) consente (oltre a un interscambio di punti di vista) di liberare memoria e immaginazione: le uniche "funzioni" che permettono al protagonista di evadere dalla propria condizione di "impotenza".

Ed ecco che lo sforzo di apprendere una nuova forma di comunicazione (attraverso lo sbattere della palpebra e l'uso di uno speciale alfabeto) trasforma Jean-Do in una farfalla; la realizzazione di un'autobiografia gli consente di non trascinare sul fondale oceanico le persone che lo circondano e di ricomporre i frammenti di una vita che riteneva fallimentare.
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