recensione recensione discografia review recensione biografia recensioni oggetto: recensione
 
A PERFECT CIRCLE
Thirteenth Step
label: Virgin (2003)
formato: CD
genere: grind rock
riferimenti: Tool
voto: 8
Thirteenth step è il secondo sospirato album della band capitanata da Billy Howerdel ma connotata a livello carismatico dalla straripante presenza di Maynard James Keenan . Sono trascorsi oltre tre anni dal folgorante debutto che portava il titolo di Mer de Noms, a significare la volontà di raccontare storie di singoli personaggi, ognuno emblematico di un particolare aspetto delle passioni umane mentre il "tredicesimo passo" vuol essere un omaggio da parte di Maynard (questa volta il suo peso nella stesura dei testi e nella scelta delle tematiche da affrontare è ben più consistente) alla città di Los Angeles, dove vive proprio da tredici anni e che tanto ha significato perla sua evoluzione artistica e per la sua vicenda personale. In questo periodo, la formazione ha subito alcuni veri e propri sconvolgimenti: la bassista Paz Lenchantin ha preferito unirsi a Billy Corgan ed ai suoi Zwan (la cui avventura è peraltro già finita), mentre Troy van Leuween costituirà a breve la grande novità in casa Queens of the Stone Age.
I Nostri non possono però lamentarsi, avendo reclutato dal canto loro il pittoresco Twiggy Ramirez, già sodale del Reverendo Manson, e il chitarrista James Iha (che però non ha partecipato alle registrazioni) reduce dai fasti degli Smashing Pumpkins (considerando inoltre che su molti di questi artisti grava l'affascinante ombra di passate collaborazioni con Trent Reznor, si potrebbe azzardare una battuta scontata e dire che si tratta davvero d'un circolo virtuoso….).
Il risultato non cambia, a livello sostanziale: i brani che compongono l'itinerario oscuro ed introspettivo di Thirteenth step sono caratterizzati dalle stesse atmosfere suggestive, morbide ma totalizzanti che ci avevano fatto innamorare di Mer de Noms, a partire dall'incipit di The package, che apre in maniera sussurrata l'album e conquista immediatamente il disarmato ascoltatore avvolgendolo nelle spire ammalianti della voce quasi senza precedenti di Maynard, in un crescendo di ritmo e di emozioni che svelano ben presto le intenzioni dell'intero lavoro. Weak and powerless, storia di una dipendenza (amorosa? chimica?) è il brano scelto come singolo, che ci restituisce subito l'immagine di una formazione ispirata e sicura del proprio talento e dei propri intenti.
Una menzione speciale anche per A stranger e The outsider, episodi sicuramente meno immediati rispetto alla cifra stilistica che aveva connotato il debutto della band ma non meno interessanti, e per The nurse who loved me, un brano di Ken Andrews e Greg Edwards interpretato dal fascinoso frontman in una maniera accattivante e sofferta che ci trasporta indietro nel tempo, in una dimensione allo stesso tempo infantile e perversa.
invia la tua recensione Barbara Ambrosi
  gennaio 2004
 
TOP