L’unione fra Manuel Agnelli
e “Signore” Greg Dulli partorisce 10 iene che
digrignando i denti mostrano tutto il loro splendore. Coadiuvati
nella realizzazione del disco anche da J.Parish (già
in studio con Pj Harvey, Eels) e H.Race (ex Bad Seeds) gli
Afterhours danno alla luce un disco ispiratissimo e pronto
a lasciare il segno anche oltre confine, visto che verrà
pubblicato anche in lingua inglese.
Questo disco è intriso di una malsanità e cupezza
che rendono i testi delle “quasi poesie” accompagnate
da un sound rock, l’impronta di Dulli esce qua e la
nel disco come ad esempio in uno degli episodi più
ispirati ovvero “ci sono molti modi”, la canzone
secondo me è interpretata da Agnelli in un modo talmente
struggente da risultare una delle canzoni italiane più
belle di questi ultimi tempi.
Lo stesso Agnelli ammette in un’intervista che avere
un personaggio del calibro di Dulli in studio è stato
fondamentale per la riuscita dell’album, la sola presenza
in studio di questo personaggio ispirava tutta la band e faceva
si che l’impegno e la concentrazione fossero al massimo,
inoltre Agnelli rivela che in questo album per la stesura
testi ha abbandonato lo stile “cut up” per avvicinarsi
ad uno stile il più chiaro possibile. Quindi meno spazio
all’interpretazione e come definirlo: “più
realistico?”
A tratti il disco mi fa tornare in mente quell’ironia
pungente che caratterizzava “Hai paura del buio?”,
questo ad esempio fuoriesce in pezzi come “è
la fine la più importante” o “Il sangue
di Giuda” caratterizzati da testi che per la terminologia
usata disturbano e spiazzano.
Tentativo di imitazione,per altro confessato da Agnelli, dei
T Rex in “chissà com’è” pezzo
che apprezzo molto per la sua immediatezza e omaggio alla
moglie di un mafioso in “la vedova bianca” scritto
con l’aiuto di Cesare Basile.
Il tutto suona bene fin troppo al punto che viene legittimo
chiedersi “trattasi di capolavoro?”, per me ci
sono andati davvero vicino questa volta ma forse per arrivare
a tanto manca ancora qualcosa.
Quel qualcosa che un’eventuale avventura fuori dai confini
italiani potrà dare alla band milanese, se tutto andrà
per il verso giusto gli Afterhours tramite esibizioni oltreoceano
avranno la possibilità di aggiungere quei tasselli
che garantiranno al loro futuro ancora episodi degni di nota.
Per il momento godiamoci questo album in tutte le sue sfumature
è pregevole e non so ma ti mette sulle labbra un ghigno,
sì proprio un ghigno da Iena. |