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AFTERHOURS
Ballate per piccole iene
label: Mescal (2005)
formato: CD
genere: indie rock
links: http://www.afterhours.it/
voto: 9
L’unione fra Manuel Agnelli e “Signore” Greg Dulli partorisce 10 iene che digrignando i denti mostrano tutto il loro splendore. Coadiuvati nella realizzazione del disco anche da J.Parish (già in studio con Pj Harvey, Eels) e H.Race (ex Bad Seeds) gli Afterhours danno alla luce un disco ispiratissimo e pronto a lasciare il segno anche oltre confine, visto che verrà pubblicato anche in lingua inglese.
Questo disco è intriso di una malsanità e cupezza che rendono i testi delle “quasi poesie” accompagnate da un sound rock, l’impronta di Dulli esce qua e la nel disco come ad esempio in uno degli episodi più ispirati ovvero “ci sono molti modi”, la canzone secondo me è interpretata da Agnelli in un modo talmente struggente da risultare una delle canzoni italiane più belle di questi ultimi tempi.
Lo stesso Agnelli ammette in un’intervista che avere un personaggio del calibro di Dulli in studio è stato fondamentale per la riuscita dell’album, la sola presenza in studio di questo personaggio ispirava tutta la band e faceva si che l’impegno e la concentrazione fossero al massimo, inoltre Agnelli rivela che in questo album per la stesura testi ha abbandonato lo stile “cut up” per avvicinarsi ad uno stile il più chiaro possibile. Quindi meno spazio all’interpretazione e come definirlo: “più realistico?”
A tratti il disco mi fa tornare in mente quell’ironia pungente che caratterizzava “Hai paura del buio?”, questo ad esempio fuoriesce in pezzi come “è la fine la più importante” o “Il sangue di Giuda” caratterizzati da testi che per la terminologia usata disturbano e spiazzano.
Tentativo di imitazione,per altro confessato da Agnelli, dei T Rex in “chissà com’è” pezzo che apprezzo molto per la sua immediatezza e omaggio alla moglie di un mafioso in “la vedova bianca” scritto con l’aiuto di Cesare Basile.
Il tutto suona bene fin troppo al punto che viene legittimo chiedersi “trattasi di capolavoro?”, per me ci sono andati davvero vicino questa volta ma forse per arrivare a tanto manca ancora qualcosa.
Quel qualcosa che un’eventuale avventura fuori dai confini italiani potrà dare alla band milanese, se tutto andrà per il verso giusto gli Afterhours tramite esibizioni oltreoceano avranno la possibilità di aggiungere quei tasselli che garantiranno al loro futuro ancora episodi degni di nota.
Per il momento godiamoci questo album in tutte le sue sfumature è pregevole e non so ma ti mette sulle labbra un ghigno, sì proprio un ghigno da Iena.
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  maggio 2005
 
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