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ARCADE FIRE ARCADE FIRE
recensione review
Funeral |
label: Merge (2004)
formato: CD
genere: Post-Rock/Experimental, Indie Rock
riferimenti: New Order, Mercury Rev, Echo & the Bunnymen
links: http://www.arcadefire.com/
voto: 7 |
Ecco l'ennesimo nome proveniente
dal Canada, terra prolifica di sorprese più o meno
sempre degne di nota per quanto concerne la freschezza della
proposta. Questa volta di fresco c'è veramente poco,
perchè gli Arcade Fire, da Montreal, riescono sì
a risultare piacevoli e a lasciare spesso e volentieri l'ascoltatore
in stato di compiaciuta meraviglia, ma è giusto chiarire
che in questo promettente esordio (dal non allegrissimo titolo
"Funeral") c'è poco del tanto declamato capolavoro
di cui si vuole far credere nei soliti blog indie ( tanto
più in quella proto-bibbia musical-mediatica che è
Pitchfork ), dove il passaparola per il gruppo "cool"
di turno diviene spesso materia di fraintendimento mondiale.
Gli Arcade Fire ci deliziano con una sorta di new wave eighties
dai ritmi in levare (schemi sonori in verità troppo
inflazionati, al momento) intrisa d'umori di disillusione
e drammaticità: il disco attraversa con vari "movimenti"
l'argomento della morte dei propri cari, mentre il pathos
viene evocato da corposi arrangiamenti di violino, sempre
presenti. Ma proprio l'orchestralità, forzata per quasi
tutto il minutaggio del disco, comporta alla lunga distanza
impressioni dal sapore barocco e stucchevole, rendendo particolarmente
pesante l'ascolto (specie nella parte centrale del disco).
Peccato, perchè gli spunti davvero notevoli ci sono,
racchiusi in un pugno di brani che emergono senz'altro per
le struggenti melodie, che bene riescono a valorizzare la
sofferenza e il male causato dalla perdita, -tematiche esaltate
dalle ottime liriche-. Canzoni come l'epica e teatrale cavalcata
pop "Neighborhood #1 (Tunnels)", in apertura, o
la dolcissima ballata "Un Annee Sans Lumière"
riescono ad incantare ma anche dissimulare un oscillante e
discontinuo andamento in cui il momento migliore pare essere
l'epilogo, dove un trittico di tracce memorabili per intensità
indurrebbe al solo acquisto: in particolare "In The Backseat"
a chiudere, vede la co-singer del gruppo esprimere le sue
qualità canore in tutto il loro splendore (una voce
pari alla Björk più intimista, interpretazione
da brividi sulla schiena, sicuramente il pezzo più
brillante nella sua semplicità e carezzevole dolcezza
con cui si affronta il dramma di un incidente stradale). Ribadendo
l'alone del "già sentito" che permea gran
parte di questa produzione, è anche giusto ammettere
che "Funeral" degli Arcade Fire sia uno dei più
promettenti debutti degli anni 2000.
Ma non chiamatelo capolavoro. |
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