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ARCHITECTURE IN HELSINKI
In Case We Die
label: Bar/None (2005)
formato: CD
genere: Indie Pop, Twee Pop
riferimenti: Saturday Looks Good to Me, Now It's Overhead, The Reindeer Section, Broken Social Scene
links: http://www.architectureinhelsinki.com/
voto: 8.5
Architecture in Helsinki è un sorprendente collettivo di artisti, il cui nome lascia intendere origini nord europee ma che proviene, in realtà, da Melbourne (Australia). Nel 2003 esordivano con Fingers Crossed (dita che tenevano incrociate – probabilmente – affinché riuscissero a varcare i confini della terra natia grazie alla musica) realizzato con un gruppo di cinque elementi. Oggi la formazione si è allargata: otto polistrumentisti, intenzionati a sperimentare qualsiasi territorio musicale, assemblando con estrema sapienza i componenti più disparati per creare nuovi e brillanti oggetti compiuti, danno vita a In Case We Die.
Lo scarto fra i due album è notevole e (addirittura) inimmaginabile: laddove Fingers Crossed è basato su un impianto che si può definire cameristico, In Case We Die è invece una vera e propria esplosione di gioia, di colori, di suoni e riflessioni (sempre intrise di una lieve e dolcissima ironia). Esplosione emblematicamente testimoniata dai fuochi d’artificio presenti nella title track: una mini-suite in quattro movimenti che costituisce la summa dell’intero lavoro.
I rintocchi di una campana a morte, seguiti da un coro quasi spettrale e da un’allegra marcetta funebre, aprono il disco dando l’ideale benvenuto all’interno di un mondo sospeso e transitorio. Un mondo dove nulla è ciò che sembra e dove scherzose (quanto piacevoli) sorprese attendono dietro ogni angolo.
La delicata e soave voce di Kelly Sutherland s’intreccia con quelle dei compagni (a tratti unite in cori baritonali) nel dispiegarsi di melodie e armonie avvolgenti, che fanno piroettare in uno sfavillante turbinio di emozioni. Eterei e sognanti intermezzi si alternano a euforiche folli fughe (The Cemetary su tutte) che conducono in reconditi luoghi della mente. Fiati, chitarre, percussioni, synth e chincaglierie varie celebrano una festività riuscitissima.
In Case We Die è capace di sollevare da terra e far levitare felici nel cielo, per essere poi riposati delicatamente sul suolo; anche se non si vorrebbe più venir giù.
invia la tua recensione Giuseppe Vuolo
  febbraio 2006
 
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