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BARDO POND
On The Ellipse
label: Atp / Wide (2003)
formato: CD
genere: Post-Rock
riferimenti: Bark Psychosis, Mogwai
links: http://threelobed.com/bardo/
voto: 8
L'astrazione e il disorientamento, sono questi gli effetti prodotti dalla musica firmata Bardo Pond, ovvero una fucina instancabile di genialità scomposta e strisciante messa al servizio dei nostri sensi auditivi.
Molteplici sono infatti i territori che si attraversano lungo le sei tracce di cui si compone questo pregevole album. Perlustrazioni inquiete e profonde promette l'iniziale "Jd", colma d'arte chitarristica disturbante che colpisce dritto allo stomaco e senza che l'acoltatore possa munirsi di adeguati vaccini, sprofondati come si è nei meandri piu' reconditi della fragilita' umana. "Every Man" è un'autentica ascensione celestiale che si sviluppa tra fragili arpeggi di chitarra e scariche di elettricità che si aggrovigliano su esse stesse.
Sono suoni subdoli ed imprevedibili come un morbo silente che tutto ammanta quelli creati dalle chitarre dei fratelli Gibbons e dal gelido flauto della Sollenberger, preziosa anestesia che affranca dal peso della materia. "Dom's Lament" si rifugia lungo una linea di confine tra vita e morte, screziata dai compassati fraseggi delle chitarre e dalle note spettrali del flauto; "Test" è un'arma contundente che offende con le pesanti distorsioni ed una sezione ritmica puntuale e roboante a creare l'humus sonico dentro al quale fluttuano i vocalizzi marziani denunciati dalla splendida voce di Isabel, in un caleidoscopio strumentale saturo di rumore bianco. La successiva "Walking Clouds" rallenta la folle corsa lanciata dagli episodi precedenti per procedere sui tempi piu' adagiati dei cristallini dialoghi sviluppati dalle chitarre acustiche, qui sapientemente spolverate a nuovo. La conclusiva "Night Of Frogs", felicemente indecisa tra squarci di vigorìa elettrica ed angoli di poetica acustica, pone termine ad un lavoro complesso, ora luminoso e diretto ed altre oscuro e contorto, sicuramente viscerale nel suo abbandonare l'ascoltatore ad un senso di profondo e magico smarrimento.
Come dire... quando le parole non riescono ad aggiungere alcunchè.
invia la tua recensione Christian Chiovetta
  marzo 2004
 
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