recensione recensione discografia review recensione biografia recensioni recensione articolo monografia buy order online oggetto: recensione
 
BARK PSYCHOSIS BARK PSYCHOSIS BARK PSYCHOSIS
Codename:dutsucker 
label: Fire (2004)
formato: CD / LP
genere: Post-Rock/Experimental
riferimenti: Mark Hollis, Porcupine Tree, Piano Magic, Ulan Bator
links: http://www.barkpsychosis.com/
voto: 8
Dieci anni fa G. Sutton non era nessuno quando si lanciava nel mercato con i Bark Psychosis né tanto meno ambiva a divenire una stella del firmamento sonoro, se per “stella” intendiamo soldi donne ecc..., perlomeno il suo tentativo era quello di dare a noi avidi ascoltatori che in quel momento venivamo travolti, contro il nostro volere, dall’onda Brit-Pop un’isola di salvataggio che potesse farci sentire dei Robinson Crouse felici della nostra solitudine. Hex era il nome di quell’isola che essendo sperduta nell’oceano musicale di quel periodo, non venne segnata su nessuna cartina geografica e ci regalò uno dei momenti più alti dell’industria discografica considerata nel suo complesso poté proporre negli ultimi 20 anni. Purtroppo le cose per i nostri non andarono come sperato soprattutto per via di una congiuntura musicale sfavorevole che portò anche il cosiddetto underground a divenire il più possibile accessibile per strappare, a tutti i costi, un contratto miliardario.
In tal contesto i Bark Psychosis gelosi ed orgogliosi del loro lavoro decisero di rimanere puri e duri e conclusa una tournee in Russia, dato alle stampa l’ e.p. Blue, si disintegrarono (vuoi anche per alcune vicissitudini interne quali il fatto che il bassista non voleva assolutamente suonare dal vivo) e di quel gruppo il solo Sutton continuò attivamente la sua carriera sia come produttore sia come compositore jungle (vedi l’ottimo Balance of the Force pubblicato con lo pseudonimo di Boymerang), non rinnegando mai che nel suo cuore vi erano sempre i Bark Psychosis e siccome 'il primo amore non si scorda mai' eccolo tornare sulle scene con un lavoro che ha dei punti di contatto con il precedente ma che si differenzia dal primo per una ricerca sonora “emotiva” meno audace più proiettata verso territori di tranquillità scossi da bagliori elettrici in più punti.
Se è pur vero che nell’album troviamo un variegato uso di strumenti a farla da padrone sono certi trattamenti della chitarra molto elaborati non presenti nel precedente lavoro che spezzano la quiete siderea spingendo l’ascoltatore a proiettare, durante l’ascolto, quelle che sono le sue visioni di pace e felicità rendendo chiaro nell’intercedere dei brani quando grande deve essere l’ammirazione che il nostro ha per David Sylvian per gli arcobaleni che questo riesce a creare nei suoi album.
Non mancano poi situazioni che pongono l’album vicine a delle soluzioni stilistiche di stampo jazz The Black Meat e Miss Abuse dove fa la comparsa una tromba che vagamente porta alla mente alcuni prodigi sonori presenti nell’album d’esordio.
Lo stesso brano iniziale si pone quasi come una evoluzione del primo brano presente in Hex solo che mentre in questo erano presenti dolci note di pianoforte, in questo trova spazio una chitarra subito accompagnata dal timbro inequivocabile di Sutton mentre in 400 Winters fa l’ingresso la sensualissima voce femminile di Anja Buechele, non presente nel precedente, che ci proietta prelibate sensazioni di piacere anche se questo non è l’unico episodio dove il gentil sesso accompagna il Nostro nel suo lavoro di dispensatore d’emozioni facendo risvegliare i nostri sensi in Shapescifting il pezzo più elettrico e rock dell’intera produzione a nome di Bark Psychosis. Il lavoro si chiude con Rose che è messa lì quasi a voler chiudere un ipotetico cerchio con la versione remix presente nell’e.p. Blue di A Big Shot.
L’album va ascoltato nella sua interezza, possibilmente non vanno fatto paragoni con Hex considerato l’unicità di quest’album perlomeno va’apprezzato il coraggio di Sutton di fregarsene del mainstream riproponendo a noi orfani del suo suono un porto sicuro dove alloggiare.
Spetta ora a voi resuscitare i vostri cuori e recuperare, dopo l’ascolto di questo, il precedente, non perseverate nello sbaglio di ignorare il messaggio lanciato.

p.s.
Perlomeno non vi lamenterete se acquisterete questo o entrambi i lavori, una volta tanto, del caro cd. Sono composizioni che non hanno prezzo…
invia la tua recensione Gianluca D'Amato
  luglio 2004
 
TOP