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BARK PSYCHOSIS BARK PSYCHOSIS BARK PSYCHOSIS
Hex
label: Caroline Records (1994)
formato: CD / LP
genere: Post-Rock/Experimental
riferimenti: Mark Hollis, Porcupine Tree, Piano Magic, Ulan Bator
links: http://www.barkpsychosis.com/
Gioventù prima di inondarmi di mail di protesta, per il tifo da stadio che farò per quest’album, vi racconto un aneddoto (così capirete il mio entusiasmo): per riascoltarmi l’album per la quarta volta in un giorno rinunciai a mezz’ora di sicura felicità con la mia ragazza...
Incredibile, meraviglioso, straordinario, mi auguro per voi che non abbiate mai subito un collasso ma se volete scoprire questa “gioia” ascoltate l’album in questione e vi troverete in una condizione emotiva dove il vostro cuore reclamerà esso stesso di andare fuori giri per i piaceri che esso scoprirà ascoltando l’album, ed il battito del cuore che si muove in sincro con l’album, durante l’ascolto, sarà il “campanello d’allarme” che vi avvertirà che oramai le valvole stanno per partire.
A questo punto voi cosa fate? Il mio consiglio è quello di farvele saltare (le mie non esistono più) e di viaggiare in questa storia d’amore dove la parola lieto fine è già scritta sin dal principio, sebbene le dolci note di piano di The Loom potrebbero farvi sembrare, inizialmente, di trovarvi di fronte ad un dramma, lo stesso che a mio avviso meritano di subire tutti quelli che criminalmente hanno ignorato questo album, mentre in realtà ci troviamo di fronte ad un capolavoro unico che contiene quella gemma unica di A Street Scene dove una tromba solitaria all’interno del pezzo viene messa quando il climax del pezzo si fa incandescente, tanto da farci materializzare la persona amata, così da far apparire la stessa come un magico accompagnamento verso territori inesplorati dell’amore. A questo modo potrete dire a quelli che affermano “l’amore ha delle ragioni che la ragione non può spiegare” che non ci capiscono una mazza e se vogliono delle spiegazioni possono tranquillamente addentrarsi in quel sentiero di ipotetiche rose create da Absent Friend dove l’inebriante melodia, più del testo del brano, fanno da coronamento a lunghe passeggiate fatte mano nella mano con la nostra lei (o lui) mentre vi andrete ad addentrare in una Londra alle tre del mattino che Sutton e compagni, in Big Shot, avranno eletto a quell’ora capitale dell’amore quasi che tutti i romantici del mondo, così come i vampiri, dovrebbero preferire la notte al giorno per far sì che questo sentimento si manifesti in tutta la sua grandezza. A questo punto Fingerspit vi apparirà una canzone triste solo se non avrete assimilato al meglio il messaggio dell’album, ma sono sicuro che ciò non accadrà così presi dalla tensione emotiva che a questo punto vi avrà assalito desiderosi come siete di sapere tutto quanto ignorato fino ad oggi del sentimento più unico che esista in tutto l’universo. Bene i sette minuti di Pendulum Man sono a vostra disposizione con le sue dolci note a afferrarvi per mano ed a portarvi leggiadri in cielo ad osservare quanto è brutto il pianeta Terra che la parola amore oramai non sa più neanche come si scrive così preso da voler paragonare ogni disco alla percentuale di moneta che produce… scambiando per amore quelle che mancate battone di strade (sempre soldi) ci propinano da MTV e simila.
Il tutto con la benedizione finale di Ian Curtis che da lassù ha inoculato nella mente dei nostri il summa definitivo del suo suono e del suo pensiero.
Potrete dirmi, quando il lettore cd si ferma, che questa storia d’amore finisce: niente di più sbagliato…
In primis perché le note dell’album vi rimarranno per sempre nel cuore, in secondis basterà programmare sul lettore “repeat all” e questa storia d’amore continuerà all’infinito…
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  luglio 2004
 
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