recensione recensione discografia review recensione biografia recensioni recensione articolo monografia buy order online books lost and safe books Francesco Bianconi La guerra è finita videoclip singolo La Malavita Cronaca nera La moda del lento oggetto: recensione
 
BAUSTELLE
La Malavita
label: Warner (2005)
formato: CD (11 tks)
genere: indie rock
riferimenti: Interpol
link: http://www.baustelle.it/
voto: 9

Me li ricordavo, deve essere stato tempo fa a un Roxy bar o a un Help, una qualche trasmissione di Red Ronnie della vecchia Videomusic, e non è che abbia nostalgia del primo, proprio no, semmai della seconda: e chi li rivede più programmi come Indies (?). Loro dovevano allora essere un gruppo emergente, in finale di un qualche concorso per nuovi credo al Tenax di Firenze. Baustelle, l’immagine è quella di un cantiere in costruzione forse perché la parola in tedesco vuol dire proprio cantiere. Mi rimasero impresse solo una melodia, due parole, provincia cronica. Anni, esami e sussidiari dopo praticamente da zero: alla traccia cinque de “La malavita”, “I provinciali”, eureka, tornano le stesse parole. Non è la stessa melodia di quei tot anni fa, ci hanno lavorato molto. Il brano in effetti era stato inciso ai tempi del Sussidiario, accantonato e quindi ripreso in questa nuova versione molto bella: “Morire la domenica/chiesa cattolica/estetica anestetica/provincia cronica”. Un nodo è qui: parole e musica si accordano in modo divino, sillaba dopo sillaba, rima dopo figura etimologica, ottonario dopo senario dopo paronomasia. E mai avrei detto che le parole nascessero costrette dalla musica, come invece sembra che accada; viene prima la musica e poi i testi di Francesco Bianconi. Prima si canta in inglese improvvisato, come fanno i Verdena. Il risultato però è molto diverso.
Il titolo del disco è stupendo, “La malavita” non è tanto la mala quanto il mal di vivere, più spleen che calibro 9 (anche se “Faccio sesso col revolver” rimane uno dei passaggi più ad effetto). Il disco si sarebbe dovuto chiamare “Ritratti” perché fatto di ritratti di adolescenti, criminali, corvi e romantici a Milano. L’adolescente suicida e il matto del paese - due figure tratteggiate in modo poetico e speculare: la terza persona di “La guerra è finita” con la prima di “Sergio” - la femme fatale algida e killer (“Revolver”) e il corvo, l’uccellaccio del malaugurio dal piumaggio atro che ha più cuore di tanti esseri con due gambe (“Il corvo Joe”). Il tasto repeat del lettore batte sul singolo “La guerra è finita”: riff di chitarra e due/quattro tempi e accordi in sedicesimi, dal quasi vuoto del giro di basso al pienissimo orchestrale la-la-la. Note nere di vita, malgrado rock newyorchese alla Modern Lovers/Television e muro Spector, scrissero così, e arrangiarono così.
I testi sono bellissimi innanzitutto da un punto di vista estetico, fonetico, e semantico. Le canzoni, dieci in un sorso più lo strumentale apripista “Cronaca nera; le canzoni sono un concentrato miracoloso di virtù italica. Con un punta transalpina. Ne “Il Nulla” e altrove sono i Pixies a braccetto con Battisti e con gli Afghan Whigs degli ultimi Afterhours, i testi letterari che, Bellezza a parte, i Marlene Kuntz non scrivono più, le efficaci cantacronache che i La Crus avevano provato senza raggiungere la stessa brillantezza flash di “A vita bassa” o la tempra mèlo di “Perché una ragazza d’oggi può uccidersi?”. Cuori di tenebra, rallegratevi perché avete il disco perfetto per il vostro mood. E alcuni versi da antologia. Ne cito uno per tutti, di “Un romantico a Milano”. “Tra i Manzoni preferisco quello vero: Piero”.
Merda d’artista? Ma va, qui siamo al genio. Francesco, Rachele e Claudio, i tre superstiti della prima formazione, con i loro collaboratori e nuovi compagni hanno realizzato il disco nostrano top da un po’ in qua. Nel migliore dei mondi discografici possibili, sarebbe da primo posto in classifica. Quando?
“Disse il corvo: mai più”

invia la tua recensione Tommaso Iannini
  novembre 2005
 
TOP