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BIÖRK recensione BJORK BJORK BJORK
Medulla
label: Elektra/Asylum (2004)
formato: CD
genere: Alternative Pop Rock
links: http://www.bjork.com/
L'acquisto della versione limitata di Medulla di Björk, che mi è stato recapitato con almeno cinque giorni di ritardo rispetto all'uscita ufficiale, edizione limitata peraltro assolutamente non all'altezza del nome che porta (ora si tratta solo di recuperare un lettore SACD per godere in pieno di tale supporto), mi ha permesso di leggere molto e ascoltare poco. Leggere troppo, cose superficiali e a sproposito. Ora ad ascolti fatti e approfonditi mi permetto di scrivere alcune cose.
Medulla non è un disco solo vocale, non solo a giudicare dalle note di copertina, inequivocabili per la presenza di Matmos e Mark Bell, tra i tanti che con la voce non hanno niente a che fare, ma anche a giudicare da un ascolto attento. Certo, la componente vocale è forte più che mai, ma non è certo una novità in Björk che del fattore vocale ha sempre fatto un vessillo. Alla fine la grossa novità vocale sono le collaborazioni con musicisti prettamente vocali, come Robert Wyatt, Mike Patton, i vocalist rumoristi Rahzel, Dokaka e Tagaq. Non sono invece affatto una novità le collaborazioni con i cori, come già avvenne nel Vespertine tour nei teatri del 2001: allora si trattava del coro di voci di ragazze eschimesi, qui del coro islandese o londinese. Come non sono una novità le canzoni di stile antico, lentissime ballate ai limiti del recital, anche in lingua islandese, con poco o senza accompagnamento musicale: chi conosce bene la produzione di Björk sa che ci sono sempre state e si sono intensificate da Homogenic in poi (alla Generous Palmstroke, tanto per capirci: Show Me Forgiveness, Vökuró, Öll Birtan, Sonnets/Unrealities XI rientrano in questa categoria). Non lo trovo un disco sperimentale, se non nella produzione che più che sperimentale è diversa dal solito (ma, a ben pensarci, ogni disco di Björk ha avuto una produzione diversa da quella del precedente); non lo trovo un disco non pop, qualunque significato si voglia attribuire alla parola: non è pop come non è mai stato pop nessun lavoro di Björk; è invece pop nelle sfumature e nell'appeal, come pop sono sempre stati in tal senso i lavori di Björk. Così come è altezzoso ed elitario come lo sono sempre stati i lavori di Björk, ma qui la discriminante la fa la ricettività del pubblico, che sembra sempre meno disposto a lasciarsi andare ad un processo di ascolto che richieda un po' più di attenzione del solito. Sono palesemente pop cinque pezzi come Pleasure Is All Mine, Oceania, Mouth's Cradle, Triumph of a Heart, Who Is It?, quest'ultima presentata in una veste molto simile nel suddetto tour del 2001. Who is it? è un pezzo di una solarità e allegria tra il caraibico e il tirolese (se non è essere popular questo?), Triumph of a Heart potrebbe diventare un pezzo da dancefloor e anche una hit, se le logiche di quei settori non fossero dettate da cecità e conformismo; Pleasure Is All Mine, Oceania e Mouth's Cradle sono pezzi tipici della produzione di Björk (quindi pop o non pop come tutti gli altri). Desired Constellation e Midvikudage suonano come residui della produzione di Vespertine : niente di sperimentale, a meno di non avere trovato sperimentale Vespertine, e per Midvikudage mi spingerei addirittura a paragoni con Headphones da Post . Risolti questi punti restano le vere novità del disco, a conti fatti anche troppo poche rispetto alle attese: Where Is the Line è un pezzo di una bellezza sovrumana, extraterrestre appunto, erede del sempre spiazzante Pluto da Homogenic . Il pezzo ha qualcosa del Peter Gabriel del IV album, saranno i progressivismi di Mike Patton che Björk sugge e metabolizza come un vampiro.
Così come metabolizza il Robert Wyatt da The End Of An Ear in poi, e Submarine diventa un nuovo prototipo di duetto vocalese-impro-jazz, quasi un acquatico battesimo impartito dall'Anziano Druido alla Novizia. Ancestors, in tutto il suo vocalismo accompagnato da pianoforte, è il pezzo che paradossalmente più metabolizza il lavoro fatto da Björk con i Matmos (si confronti ad esempio col loro Quasi-Objects ): questa sì pura ricerca di suoni e di stratificazioni, difficile sì, eppure bellissimo e ancestrale come il titolo suggerisce: vengono in mente la Kate Bush persa nel bush di The Dreaming, la Gerrard prima dell'insania da colonna sonora, anche artiste più estreme come Sainkho, Sussan Deihim e Diamanda Galàs.

Essendosi letto veramente di tutto, ho cercato di attenermi ad un'analisi scientifica, ai limiti dell'asettico: mi si lasci uno spiraglio di emotività nel dire che Medulla è un bellissimo lavoro come ne vorrei trovare più spesso, profondo e suggestivo come di rado nel mondo pop-rock (e, ahinoi, per questo sì poco pop e molto sperimentale); come può esserlo una sinfonia di sospiri e suoni dell'inconscio, un viaggio sotterraneo, un inno alla Madre Terra.
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  settembre 2004
 
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