Cupo, compatto, asciutto, avvolto per tutta la sua durata da una sottile patina di elettricità. Possiede queste caratteristiche e molto altro ancora, “The Spell” nuovo splendido lavoro dei cantori della malinconia Black Heart Procession.
Il gruppo californiano si ripresenta sulle scene a quasi quattro anni dalla pubblicazione di Amore Del Tropico, album che aveva fatto storcere il naso a molti in virtù degli arrangiamenti un po’ troppo vistosi e di una ricerca melodica a tratti affannosa ed involuta.
“The Spell”, invece, ci riconsegna una band in perfetta forma, capace di regalarci undici episodi ispirati ed emozionanti, di rara intensità emotiva. Messe da parte le orchestrazioni e gli arrangiamenti ridondanti del precedente lavoro, i cinque di San Diego ritornano alle origini, ricreando quel sound minimale e diretto che era stato il loro marchio di fabbrica con violino, tastiere e chitarre (che in certi frangenti mai sono state così elettriche) a condurre le danze. Difficile non rimanere indifferenti di fronte alla bellezza struggente di ballads come Places e, soprattutto, The Letter (il brano che manca al repertorio dei Tindersticks). Il vigoroso andamento post punk di pezzi come Gps e The Fix ( quest’ultima molto Blonde Redhead) poi, fa da contraltare alla magnifica e spoglia staticità di The Waiter 5 e Return To Burn, mentre le sognante e rilassata To Bring You Back evoca all’ascoltatore sconfinati paesaggi desertici.
Se i primi caldi cominciano già a farvi star male, provate a tuffarvi nelle autunnali atmosfere dei Black Heart Procession: potreste trarne grande sollievo.
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