Stephen Mc Bean, voce e chitarra dei Black Mountain, accantonato per un momento il suo precedente progetto,i The Pink Mountaintops, ha deciso di dare una forma diversa al suo amore per un certo tipo di psichedelia di fine anni ’60. La musica dei Black Mountain riprende quasi in pieno certe atmosfere a tinte oscure, ma in più ci aggiunge un suono molto più corposo, tanto che in alcuni passaggi sembra che abbiano rubato la chitarra a Jimmy Page (Don’t Run Our Hearts Around), o a Lou Reed di “White Light/White Heat”. A quest’ ultima cosa ci hanno già pensato abbondantemente i Warlocks è vero, ma il quintetto di Vancouver riesce ad arrivare lì dove gli altri si sono fermati. Non solo esercizio di copia/incolla musicale (neanche troppo velato), ma anche un’ ottima vena creativa che li porta ad incidere delle vere e proprie gemme come “Set Us Free”, una fumosa ballad minimalista, che senza troppi orpelli o abbellimenti sonori riesce ad esprimere un potenziale veramente alto, reso ancora più unico nella parte finale dall’innesto delle parti vocali ad opera di Amber Webber, unico elemento femminile del gruppo.
Non tutto il cd gode di questa profondità, altrimenti saremmo qui a parlare di capolavoro, ma va bene lo stesso perché le otto tracce si incastrano tra di loro alla perfezione, passando dalla tenue “Modern Music” allapulsante “No Hits”,claustrofobica ed ovattata.
Quando giocano ad essere piùspensierati come in “No Satisfaction” il risultato delude un po’, forse perché assumono uno stile troppo facile e volutamente orecchiabile che però poco gli si addice.
Le conclusive “Heart Of Snow” e “Faulty Times” chiudono il cerchio in maniera illustre, la prima strutturata in più parti richiede più ascolti per rivelare la sua cupa bellezza, mentre l’altra nei suoi oltre otto minuti ha forse qualche momento un po’ sfocato che ne penalizza in parte la riuscita.
Belli anche i testi, visionari e criptici quanto basta e che si sposano perfettamente con le suggestive rappresentazioni sonore della band canadese.
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