Si cresce, si cambia e si matura,
ed i BRMC in quest’ultima fase hanno anche deciso di
rinnovare il loro pubblico, magari andando a scremare quella
parte più indie per aprire le porte a chi cerca una
musica meno inquietante, meno oscura, ma più confortevole
e tranquillizzante.
Questo emerge anche ad un primo ascolto abbastanza distratto,
di “Howl” ultima prova del terzetto californiano
che dopo aver riaperto le porte al figliol prodigo il batterista
Nick Jago, ha deciso di avventurarsi in territori meno oscuri,
facendo un largo uso di chitarre acustiche e cori dal sapore
blues/gospel.
Basta sentire canzoni come “Ain’t No Easy Way”,
l’opener “Shuffle Your Feet” o “Restless
Sinner” per capire come i “Ribelli Neri”
abbiano più o meno esplicitamente voluto rendere omaggio
ai grandi cantanti folk e country della tradizione americana,
Johnny Cash su tutti.
C’è da dire che non tutti i colpi vanno a segno,
dopo i primi brani l’effetto sorpresa svanisce ed affiora
una certa normalità nelle canzoni che a tratti sfocia
in uno schema abbastanza piatto. Così i pezzi tipo
“Fault Line” o la stucchevole “Promise”
con quel pianoforte in primo piano, non graffiano più
di tanto, e tutto ha un qualcosa di già sentito.
Nell’ultima parte del disco il tiro si rialza decisamente,
proponendo due canzoni che insieme alla title track sono tra
gli episodi migliori da segnalare. “Sympathetic Noose”
con il suo giro di chitarra pigro e contagioso che fa da meraviglioso
supporto alla voce di Robert Turner, e la conclusiva “The
Line”, più oscura e malinconica rispetto alle
altre, e che forse ha il coraggio di osare qualcosa in più.
Chi li ha amati dal loro esordio, probabilmente non si
aspettava un cambio di rotta così netto, considerando
che i due dischi precedenti avevano la capacità di
coniugare giri di chitarra alla Velvet Underground o Jesus
And Mary Chain, dandogli un personalissimo tocco “dark”.
Qui si respira un’aria molto diversa, quasi come un
ritorno a casa dopo una notte passata a guidare senza meta
su strade deserte e abbandonate. |