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BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB
Howl
label: Echo (2005)
formato: CD (13 tks, 52:30 min.)
genere: Country, Blues Rock
riferimenti: Jesus And Mary Chain, The Charlatans
links: http://www.blackrebelmotorcycleclub.com/
Voto: 6.7
Si cresce, si cambia e si matura, ed i BRMC in quest’ultima fase hanno anche deciso di rinnovare il loro pubblico, magari andando a scremare quella parte più indie per aprire le porte a chi cerca una musica meno inquietante, meno oscura, ma più confortevole e tranquillizzante.
Questo emerge anche ad un primo ascolto abbastanza distratto, di “Howl” ultima prova del terzetto californiano che dopo aver riaperto le porte al figliol prodigo il batterista Nick Jago, ha deciso di avventurarsi in territori meno oscuri, facendo un largo uso di chitarre acustiche e cori dal sapore blues/gospel.
Basta sentire canzoni come “Ain’t No Easy Way”, l’opener “Shuffle Your Feet” o “Restless Sinner” per capire come i “Ribelli Neri” abbiano più o meno esplicitamente voluto rendere omaggio ai grandi cantanti folk e country della tradizione americana, Johnny Cash su tutti.
C’è da dire che non tutti i colpi vanno a segno, dopo i primi brani l’effetto sorpresa svanisce ed affiora una certa normalità nelle canzoni che a tratti sfocia in uno schema abbastanza piatto. Così i pezzi tipo “Fault Line” o la stucchevole “Promise” con quel pianoforte in primo piano, non graffiano più di tanto, e tutto ha un qualcosa di già sentito.
Nell’ultima parte del disco il tiro si rialza decisamente, proponendo due canzoni che insieme alla title track sono tra gli episodi migliori da segnalare. “Sympathetic Noose” con il suo giro di chitarra pigro e contagioso che fa da meraviglioso supporto alla voce di Robert Turner, e la conclusiva “The Line”, più oscura e malinconica rispetto alle altre, e che forse ha il coraggio di osare qualcosa in più.

Chi li ha amati dal loro esordio, probabilmente non si aspettava un cambio di rotta così netto, considerando che i due dischi precedenti avevano la capacità di coniugare giri di chitarra alla Velvet Underground o Jesus And Mary Chain, dandogli un personalissimo tocco “dark”. Qui si respira un’aria molto diversa, quasi come un ritorno a casa dopo una notte passata a guidare senza meta su strade deserte e abbandonate.

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  settembre 2005
 
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