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BLOC PARTY bloc party recensione review bloc party
Silent Alarm
label: V2 (2005)
formato: CD
genere: Wave
riferimenti: Cure, Joy Division, Interpol
links: http://www.blocparty.com/
voto: 8
Si possono già considerare maturi i Bloc Party (al loro esordio sulla lunga distanza) dopo avere ascoltato il loro strepitoso debutto "Silent Alarm"? Questa è la domanda che mi pongo. Un primo elemento d'indagine è senza alcun dubbio fornito dal loro non comune talento compositivo. Il giovane quartetto londinese si prodiga in un sound allo stesso tempo complesso e asciutto, figlio della migliore tradizione wave (Cure e Joy Division) anni Ottanta riletta in chiave essenzialmente elettrica. Un secondo elemento di ricerca deve essere tratto (data la quantità di brani eccellenti contenuti in questo album) direttamente dalla track list. Ciò che impressiona è il lavoro compiuto su ogni traccia, rilevandosi raffinata ricerca estetica e pragmatismo rock in perfetta simbiosi.
"Like Eating Glass" apre le ostilità facendo sfoggio di moderno guitar-rock evoluto e mutante. "Helicopter" irradia scorie batteriche su circolari linee di basso trafitte da tensione elettrica. "Positive Tension" corre nei deserti percorsi dai fantasmi dei Queens of The Stone Age e di Robert Smith. "Blue Light" produce narcosi elettro-rock seducendo con la sua grazia giovanile e decadente. Frequenti sono i cambi di ritmo con cui si susseguono i pezzi, come nel caso di "She's Hearing Voices": batteria roboante e chitarre slow alla Karate che precipitano dentro vortici elettrici. In "This Modern Love" sboccia libera più sognante dei Bloc Party, dando spazio ad un fragile quadro di psichedelia sospesa e irrisolta. "So Here We Are" è poi sublime incontro all'aria aperta tra i JJ 72 ed il Robert Smith più solare e pacifico che si possa immaginare, soffiando su di noi una lieve brezza che solleva polveri multicolori sulla scia di chitarre in estatica collisione. "Luno" (la mia preferita al momento) galoppa frenetica sulle corde del basso per poi dipanare tutto il suo splendore in un elementare giro chitarristico dalla forte presa diretta. Ancora poi "Plans" seduce con i suoi effetti notturni rivelando, ancora una volta, dinamiche sospese magistralmente tra passato e presente dell'alternative.
In fin dei conti, quando ogni cosa è al suo posto un disco può anche essere derivativo senza per questo rinunciare ad un proprio mood. Direi, rispondendo al quesito postomi in cima, che i Bloc Party possiedono davvero grandi qualità, tra le quali quella che contraddistingue gli ottimi dai bravi: la capacità di mettere a fuoco il talento.
Se non è maturità questa...
invia la tua recensione Christian Chiovetta
  marzo 2005
 
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