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BLOOD ON THE WALL
Awesomer

label: Social Registry (2005)
formato: Cd (14 tks, 32:00 min)
genere: indie rock, noise rock
riferimenti: Sonic Youth, Yo La Tengo, Animal Collective
link: http://www.thesocialregistry.com
voto: 6.3

Partiamo subito dai pregi, ai Blood On The Wall va riconosciuta la capacità di racchiudere in canzoni che durano per la maggior parte tra i 2 e 3 minuti, vibranti divagazioni noise, mitigate da un gusto new wave veramente incisivo e tagliente. Giunti infatti al secondo disco la band di New York, capitanata dai fratelli Courtney e Brad Shanks, ha deciso di mettere sul piatto canzoni ancora più agguerrite rispetto a quelle del loro esordio del 2004, con un occhio sempre puntato alla scena indie/alternative che animava New York nei primi anni '90.
L’ombra dei Sonic Youth di una decina di anni fa, è sempre in agguato, specialmente quando è Courtney a cantare in canzoni come “Dead Edge Of Town”, o nella track d’apertura “Stoner Jam”. La cosa non deve essere presa come un difetto perchè i BOTW sanno anche andare oltre le semplici citazioni, e costruire delle dinamiche veramente efficaci, basta avventurarsi nelle distorsioni soffocate di “Keep Your Eyes” e “Reunite On Ice”, dove potenza e melodia convivono benissimo su riff semplici (forse troppo) e di sicuro impatto.
Il groove degli esordi è rimasto praticamente inalterato, ma l’aspetto positivo è che questa volta il produttore Nicholas Vernhes (già al lavoro con Fiery Furnaces e Black Dice) abbia deciso di puntare sulla linearità dell’ intero lavoro cercando di dare a “Awesomer” un’impronta più omogenea che in passato. Obiettivo raggiunto, anche se prima di arrivare alla fine il gruppo si concede alle tentazioni punk noise di “Gone”, e “Hey Hey”, salvo poi chiudere con l’episodio più leggero dell’intero lavoro, “Going To Heaven” in cui Brad accompagnato da una chitarra acustica ed un pianoforte si cimenta in una specie di country bizzarro ma originale.
Certo in fase di scrittura magari si poteva osare qualcosa di più, tanto per non dare al disco quella sensazione di già sentito che aleggia in alcuni episodi qui presenti, ma forse sarebbe stato chiedere troppo ad una band che poco alla volta sta venendo fuori e meritatamente, dal traboccante underground della Grande Mela.

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  novembre 2005
 
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