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BLUEPRINT
Hello Jesus |
label: Minerva / Goodfellas
formato: CD
genere: post-rock, experimental wave-rock
riferimenti: Mogwai, Tortoise
links: http://www.minervarecords.net
voto: 8 |
"Hello Jesus" è
il Terzo album ufficiale per i Blueprint, formazione che si
fa apprezzare per le proprie composizioni strumentali e raffinate,
dotate di scintillanti reiterazioni chitarristiche ed emozionanti
vertigini sonore.
L'album è registrato e co-prodotto da Massimo Sartor
(ex One Dimensional Band), un apporto significativo, che ha
reso l'album godibile anche sotto il profilo della registrazione
e della resa tecnica.
I vapori bucolici e le ariose reverie di "Tropical Lamborghini"
fanno subito accomodare l'animo dell'ascoltatore su confortevoli
serenità surreali, ventilate dalle limpide iridescenze
chitarristiche e dalle calibrate dissolvenze delle tastiere.
La titletrack nasce da sottili efflorescenze analogiche, modellandosi
pian piano attraverso morbide modulazioni ritmiche e brillanti
passaggi melodici, lasciandosi guidare dal calore ligneo delle
corde più basse, per poi dar vita a fughe idilliache
e crepitanti molto affini alle coordinate siderali perseguite
da Explosions In The Sky o Godspeed You Black Emperor!, ma
senza mai eccedere con l'impeto ed il fragore feedback. Una
semplicità onirica che enfatizza le proprie attrattive
magnetiche attraverso i disimpegni incalzanti di "Big
Jim", la quale presenta connotati strumentali più
liberi da imbracature stilistiche, cavalcando intrepidi arpeggi
chitarristici, un basso ipnotico, ed incantevoli dislivelli
di tempo. Distaccate malinconie esitenziali scorrono attraverso
le fluttuanti note di "082001", unica non strumentale
(con testo in italiano), una breve ma intensa tipica elegia
slow-core. Evocativi impulsi crepuscolari e sinuosi equilibri
spingono le impronte armoniche di "Apnea" in fluidi
emisferi dalle rovesciate prospettive psichedeliche.
Il corpo sonoro più riflettente di "Satellite"
si carica di vibranti riverberi ed effetti più dislocati,
eseguendo itinerari mesmerici più inquieti e Tort(oise)uosi,
dilatando ed espandendo ogni aurale introspezione vissuta
durante l'ascolto. |
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