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THE BOOKS
Lost and Safe |
label: Tomlab/Wide (2005)
formato: CD (11 tks, 42:04 min)
genere: indie, folktronica
riferimenti: Gastr del Sol, The Notwist, Sam Prekop, The United
States of America, 33.3
links: http://www.thebooksmusic.com/
voto: 6.8 |
“Persi ed al sicuro”,
è questa la sensazione che già nel titolo esplica
la musica dei The Books, che ritorna a due anni di distanza
da “The Lemon Of Pink” vera e propria opera di
cut up, riuscita però solo a tratti. Oggi, Nick Zammuto
e Paul De Jong proseguono la loro opera di fusione tra elementi
della tradizione folk uniti con sonorità sintetiche,
con un approccio più orientato verso la forma canzone,
riscendo a produrre undici tracce sempre sospese tra sperimentalismi
lo fi ed aperture intessute nel rock acustico di maniera.
Loro stessi però rifiutano il termine “folktronica”,
essendo poco avvezzi alle definizioni, ed alle classificazioni
in genere, e soprattutto perché l’unione dei
due elementi si deve solo intendere come un punto di partenza,
e non come un punto di arrivo.
Non essendo più presente Anne Doerner alla voce, ospite
nel precedente lavoro, le parti vocali sono affidate a Nick,
che con la sua particolare tonalità riesce a destreggiarsi
molto bene nel fiume in piena di suoni e microsuoni che pervade
l’intero disco.
“Be Good To Them Always” si distingue per essere
una canzone quasi parlata, con le sue frasi accennate, scarne,
che si appoggiano sulle poche ed essenziali note di chitarra
e su un beat ricercato ed a tratti quasi invisibile. “Smells
Like Content” e “If Not Now, Whenever” così
apparentemente disordinate, con il loro incedere pigro ed
indolente risultano anche loro libere da ogni classificazione:
violoncello, banjo, voci appena sussurrate ed una base elettronica
minimalista, difficili in un primo momento, ma assolutamente
intriganti.
La percussività ritmica che sottolinea “An Animated
Description Of Mr. Maps” si pone come l’episodio
più sperimentale di “Lost And Safe” prima
di introdurre “Venice”, un minuto e quarantadue
secondi di campionamenti (anche in italiano), di Salvador
Dalì intervistato a Venezia appunto, con sottofondo
caotico di voci e persone che passano.
I The Books sembrano aver messo a fuoco il loro bersaglio,
rispetto al precedente disco. Le idee oltre ad essere coraggiose
sono anche sviluppate meglio, e si lasciano cogliere in tutta
la loro stranezza e trascinante originalità. C’è
da dire che non tutti gli episodi colpiscono nel segno, indice
questo che ad un certo punto anche le loro buone intuizioni
hanno bisogno di un’ intelaiatura più solida
che dia loro un più ampio respiro. |
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