| Sarà che in questo
periodo dell’anno non sono ancora arrivate le novità
musicali che in genere tracciano le coordinate per i mesi
a venire, sarà che la stampa straniera più
accreditata ha preso molto in simpatia questo 24enne dalla
faccia pulita, o forse, non è da escludere che Conor
Oberst è veramente bravo e per questo merita tutto
lo spazio e le copertine che gli sono state dedicate nelle
ultime settimane. Il rischio è che quando c’è
così tanta aspettativa nei confronti di un lavoro
discografico, se il processo è stato montato a dovere,
ma non è confortato dai risultati, è destinato
a sgonfiarsi nel giro di qualche settimana, rendendo praticamente
nulli i successivi sforzi per togliersi di dosso l’etichetta
di promessa mancata.
Il giovane cantautore proveniente dal Nebraska, non deve
preoccuparsi di questa ipotesi, visto che nella sua seppur
breve carriera è stato sempre capace di produrre
ottimi album, nel loro piccolo suffragati da un ottimo riscontro
sia da parte della critica che del pubblico. Per lui è
solo giunto il momento di fare quel salto che oltre a renderlo
la “next big thing” lo immetta di diritto tra
i grandi cantautori moderni. Il quadro è lo stesso,
è solo la cornice che si è allargata.
Prolifico come non mai pubblica due lavori che in comune
hanno la componente cantautorale, ed un certo modo di cantare
in alcuni momenti pigro ed indolente. Per il resto ci troviamo
di fronte ad un lavoro prettamente folk rock, contrapposto
ad un altro venato da una matrice elettronica. Il risultato
spiazza e soprende al tempo stesso.
In “I’m Wide Awake…”, nei pezzi
come “Train Under Water”, “Lua”
o “Another Travelin’ Song” il linguaggio
espressivo di Conor Oberst prende forma e si materializza
in canzoni scarne, ma penetranti e sincere. Il rischio che
alla fine le canzoni sembrino assomigliarsi tutte è
scongiurato, e già dopo pochi ascolti tutto il lavoro
assume una forma delineata, grazie anche alle ottime intuizioni
che trovano spazio in “We Are Nowhere, And It’s
Now” o nella semplice ballata country/folk “First
Day Of My Life”.
In "Digital Ash In Digital Urn" invece il suono
si fa più contemporaneo, sprazzi di elettronica affiorano
in un clima generalmente meno leggero che nel disco complementare.
Dopo tutto il suo modo di cantare non cambia molto, ma oltre
all’immancabile chitarra acustica ci sono degli ottimi
inserimenti in fase di arrangiamento che rendono il suono
decisamente più vivace ed anche più coraggioso.
Forse è anche per questo motivo che il giovane cantautore,
come ha dichiarato in una recente intervista, tra i due
lavori preferisce questo. Qui i riferimenti ai Magnetic
Fields di “69 Love Songs” sono parecchi, anche
se la classe dei Bright Eyes ha sicuramente un appeal maggiore
e più incisivo. Canzoni come “Arc Of Time”
o “Devil In Details” sono costruite con una
cura minuziosa per i particolari che emergono poco alla
volta. Trascinante anche “Ship In A Bottle”,
mentre “Easy/Lucky/Free” si pone come degna
e appassionante chiusura di un lavoro toccante che ha come
filo conduttore i testi tutti incentrati sulla paura della
morte.
E’ presto per parlare di un capolavoro o di un nuovo
erede della canzone d’autore, Oberst è ancora
molto giovane e risultati soddisfacenti come questo possono
solo far sperare che in futuro la sua vena poliedrica possa
essere messa a disposizione del suo talento già maturo,
confermando la duplice ottima prestazione qui svolta.
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