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BRITISH SEA POWER
Open Season 
label: Rough Trade (2005)
formato: CD
genere: indie rock, post-punk, wave
riferimenti: Echo & the Bunnymen, Interpol, Arcade Fire
links: http://www.britishseapower.co.uk/
voto: 5.5
L'aria sa d'estate che ancora deve arrivare, ma intanto bussa, senza aggredire anzi pizzicando con una leggera brezza. E' la stessa leggerezza che permea “Open Season”, la seconda fatica degli inglesissimi British Sea Power, attesissimi dopo le molte promesse enunciate nel loro fulminante esordio “The decline of....”. Una leggerezza, si è vero, purtroppo di contenuti, però.
C'è che i “nuovi” British Sea Power suonano terribilmente “vecchi” e anacronistici. Laddove all'ascolto potessero emergere gloriose ombre (l'opener “It ended on an oily stage” è fortemente bowiana, periodo Scary Monsters, e per la precisione rimanda all'irraggiungibile “Teenage wildlife”), col procedere dei minuti ci si rende conto di essere tornati indietro nel tempo di almeno venticinque anni, tra Echo & the Bunnymen (liquida ma impalpabile “like a honeycomb”, soprattutto nell'inconsistente ritornello) e un po' tutta una new wave ovattata dalle pastose registrazioni eighties (bella e trascinante, almeno quanto stucchevole, la centrale “Please stand up”). Ma qui siamo nel nuovo millennio, e mentre i Nostri inglesini due soli anni fa promettevano scintille, oggi è duro ammettere questa involuzione (della serie: quando le aspettative salgono alle stelle).
D'altronde non c'è traccia in Open Season di schegge impulsive come “Apologies to insect life” (se si esclude l'emozionante “True adventures” etereo e dilatato viaggio psichedelico-dreamy a chiudere la tracklist), assestando invece il clima su cullanti pop-ballads (persin troppo) accessibili: manca il guizzo, le linee melodiche non raggiungono particolari vertici compositivi, non coinvolgono cioè come invece l'intento vorrebbe. Così (come purtroppo sempre più spesso accade nella scena inglese contemporanea) un'altra ex band prodigio ci consegna -in attesa di maturità- un dischetto all'insegna di un edulcorato shoegaze stantìo dalle forti tinte bucoliche di campagna inglese. Per nostalgici.
invia la tua recensione Giovanni Coialbu
  maggio 2005
 
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