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BROKEN SOCIAL SCENE BROKEN SOCIAL SCENE
You Forgot It in People
label: Arts & Crafts
formato: CD
genere: Post-Rock, Experimental Indie
riferimenti: Saturday Looks Good to Me, The Sea and Cake, Manitoba
links: http://www.arts-crafts.ca/bss/
voto: 9

I Broken Social Scene sono stati per me una scoperta sensazionale e fulminante, complice il loro incontenibile estro creativo, più che mai dedito al raggiungimento della forma canzone indie-pop per eccellenza. E' quest'ultimo proposito a determinare l'unicità e la bellezza di "You Forgot it in people": infatti dietro il nome "broken social scene" si celano 12 tra gli innumerevoli musicisti della scena post-rock sperimentale canadese (Godspeed You Black Emperor!, A Silver Mt Zion…), dunque la curiosità attorno a questo progetto - che esula palesemente dagli estremismi di casa "Constellation" - era tanta, sia a motivo dell'insolita direzione presa dai musicisti coinvolti, sia per la caratura degli stessi.
All'interno del disco vi si possono scorgere tredici perle che splendono per originalità e maestria nel mescolare lievi caratteri di scuola sperimentale con la semplicità solare dell'indie pop migliore. Gli echi morriconiani dei Godspeed You Black Emperor! qui si assottigliano, scarnificando certi arrangiamenti tronfi di pathos in favore di ritmiche concitate e melodie accattivanti, quasi fossero dei Fugazi intenti in cavalcate pop ("KC Accidental"), con i fiati ad incorniciare una corsa verso la primavera. Stupisce l'indicibile eterogeneità nelle soluzioni dell'ensemble, che riesce a passare da un noisy-rock disturbato da inframmezzi elettronici e intrusioni di fiati colti da pura follia(la coinvolgente "Almost Crimes", uno schizofrenico urlo liberatorio) a ballate country southern intrise di sapori estivi e quasi latini ("Looks just like the Sun", "I'm Still your Flag"), da momenti rigorosamente new wave ("cause=time") fino ad intensi strumentali che sposano la melodia più semplice e suadente con il genio musicale e la ricerca sonora( la visionaria "Pacific Theme", "capture the flag" o ancora l'onirica "Shampoo suicide", che fluttua tra ritmiche vagamente drum&bass e arrangiamenti sottocutanei a cavallo tra certi tortoise e gli ultimi Do make say think).
Ma la traccia più bella, quella che lascia il segno definitivo, è una ballata a dir poco incantevole ("Lover's Spit"), caratterizzata da un arrangiamento che i Radiohead lo inseguono da anni (da quando cioè hanno deciso di chiudersi in un manierismo inaugurato nel "dopo Kid A"). Una delicata linea di pianoforte, synth che inondano le casse di suoni freschissimi ancora una volta (non c'è una canzone simile all'altra, in "You forgot it in people"), mentre la sezione fiati -che è l'esoscheletro di quasi tutte le canzoni contenute nel disco- continua a tessere tappeti sonori che sembrano nuvole in movimento su un cielo pulitissimo, di colore azzurro. La melodia vocale si fonde perfettamente con tutti questi elementi, e l'interpretazione canora rimanda proprio al Thom Yorke ispiratissimo. Ed è subito incanto, è subito genio.
"You Forgot it in people" è uno dei dischi "della vita", completo anzichenò: un innamoramento al primo ascolto, una freschezza che (s)travolge, espressione massima di libertà creativa, concepimento anti-standard del pop con naturalezza imbarazzante, suoni che liberano la fantasia e l'energia di giornate solari, echi visionari e originalità non paragonabile. Un vortice luminoso di sensazioni che partono dagli strumenti e arrivano al cervello tramite il cuore, con cui suonano questi 12 elementi.
Poesia elettrica, poi ancora elettronica, poi classicheggiante.
Vorrei correggervi, non è un disco: è una dichiarazione d'amore che viene a crearsi tra i sensi umani e le onde sonore.

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  aprile 2004
 
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