| I Broken Social Scene sono
stati per me una scoperta sensazionale e fulminante, complice
il loro incontenibile estro creativo, più che mai
dedito al raggiungimento della forma canzone indie-pop per
eccellenza. E' quest'ultimo proposito a determinare l'unicità
e la bellezza di "You Forgot it in people": infatti
dietro il nome "broken social scene" si celano
12 tra gli innumerevoli musicisti della scena post-rock
sperimentale canadese (Godspeed You Black Emperor!, A Silver
Mt Zion
), dunque la curiosità attorno a questo
progetto - che esula palesemente dagli estremismi di casa
"Constellation" - era tanta, sia a motivo dell'insolita
direzione presa dai musicisti coinvolti, sia per la caratura
degli stessi.
All'interno del disco vi si possono scorgere tredici perle
che splendono per originalità e maestria nel mescolare
lievi caratteri di scuola sperimentale con la semplicità
solare dell'indie pop migliore. Gli echi morriconiani dei
Godspeed You Black Emperor! qui si assottigliano, scarnificando
certi arrangiamenti tronfi di pathos in favore di ritmiche
concitate e melodie accattivanti, quasi fossero dei Fugazi
intenti in cavalcate pop ("KC Accidental"), con
i fiati ad incorniciare una corsa verso la primavera. Stupisce
l'indicibile eterogeneità nelle soluzioni dell'ensemble,
che riesce a passare da un noisy-rock disturbato da inframmezzi
elettronici e intrusioni di fiati colti da pura follia(la
coinvolgente "Almost Crimes", uno schizofrenico
urlo liberatorio) a ballate country southern intrise di
sapori estivi e quasi latini ("Looks just like the
Sun", "I'm Still your Flag"), da momenti
rigorosamente new wave ("cause=time") fino ad
intensi strumentali che sposano la melodia più semplice
e suadente con il genio musicale e la ricerca sonora( la
visionaria "Pacific Theme", "capture the
flag" o ancora l'onirica "Shampoo suicide",
che fluttua tra ritmiche vagamente drum&bass e arrangiamenti
sottocutanei a cavallo tra certi tortoise e gli ultimi Do
make say think).
Ma la traccia più bella, quella che lascia il segno
definitivo, è una ballata a dir poco incantevole
("Lover's Spit"), caratterizzata da un arrangiamento
che i Radiohead lo inseguono da anni (da quando cioè
hanno deciso di chiudersi in un manierismo inaugurato nel
"dopo Kid A"). Una delicata linea di pianoforte,
synth che inondano le casse di suoni freschissimi ancora
una volta (non c'è una canzone simile all'altra,
in "You forgot it in people"), mentre la sezione
fiati -che è l'esoscheletro di quasi tutte le canzoni
contenute nel disco- continua a tessere tappeti sonori che
sembrano nuvole in movimento su un cielo pulitissimo, di
colore azzurro. La melodia vocale si fonde perfettamente
con tutti questi elementi, e l'interpretazione canora rimanda
proprio al Thom Yorke ispiratissimo. Ed è subito
incanto, è subito genio.
"You Forgot it in people" è uno dei dischi
"della vita", completo anzichenò: un innamoramento
al primo ascolto, una freschezza che (s)travolge, espressione
massima di libertà creativa, concepimento anti-standard
del pop con naturalezza imbarazzante, suoni che liberano
la fantasia e l'energia di giornate solari, echi visionari
e originalità non paragonabile. Un vortice luminoso
di sensazioni che partono dagli strumenti e arrivano al
cervello tramite il cuore, con cui suonano questi 12 elementi.
Poesia elettrica, poi ancora elettronica, poi classicheggiante.
Vorrei correggervi, non è un disco: è una
dichiarazione d'amore che viene a crearsi tra i sensi umani
e le onde sonore.
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