| E' sempre cosa lieta porsi
all'ascolto del lavoro di una band all'esordio sulla lunga
distanza, specialmente se si scopre trattarsi di uno di
quei piccoli gioielli che risplendono nel fertile sottosuolo
dell'indie rock inglese. I Buffseeds confezionano per noi
una serie di delizie pop-rock che mutuano il lessico di
scuola Placebo, JJ 72 e Radiohead. Dei primi è qui
presente la sana e sbarazzina irruenza chitarristica degli
episodi più diretti, mentre della "York-band"
emerge (soprattutto in riferimento ai primi lavori dei Radiohead)
quel gusto mai artificioso di ricerca negli arrangiamenti.
E' un incipit quasi sinfonico ad introdurci nel rubicondo
mondo Buffseeds con l'iniziale e splendida "Sparkle
Me", un bosco magico di suoni vergini. "Casino"
è un saggio della potenzialità elettrica di
cui dispone il gruppo; su un refrain chitarristico che richiama
splendide evoluzioni in agro-dolce firmate dai Pixies e
dai più recenti Calla si incunea la voce androgina
di Kieran Scragg, in un omogeneo fluire di quasi 20 anni
di alternative-rock.
La luce domina questi episodi, quella del pieno giorno che
dona la vita alle sinuose orchestrazioni di "A Guide
To Happiness" e "Riot", quella aranciata
del tramonto che disegna vortici di elettricità in
"The Day She Fell To Earth", il giallo fioco dei
lampioni delle strade nell'intima "Buy Her Flowers".
Altre prodezze sono poi stipate in "Who Stole The Weekend"
(una jam session tra Brian Molko, i Beatles ed i Muse) ed
in "Ocean Blue", catapultati nelle dimensioni
del puro piacere sensoriale-auditivo prima della conclusiva
"Hideaway", ad allungare il conforto di un sogno
che si vorrebbe non finisse mai.
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