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CARLO SPERA & STEREONOISE
Sto Correndo
label: Videoradio
formato: Cd (15 tks, 63:36 min)
genere: Pop, Electronica
link: http://www.stereonoise.com/
voto: 6.5
Se qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che in Italia la musica elettronica sia diventata troppo autoreferenziale, e poco coraggiosa, forse questo disco potrà servire a fargli cambiare idea.
Nelle quindici tracce del debutto degli Stereonoise di Carlo Spera, si nota la voglia di spingersi oltre, senza timore di percorrere strade poco battute, coniugando un certo gusto per l’elettronica con influenze jazz/funky, il tutto tenuto insieme da un’ attitudine pop che rimanda alla musica d’autore italiana.
I suoni sintetici di “Sto Correndo” vengono sviluppati e potenziati di volta in volta, fornendo loro l’ispirazione che nasce dalla voglia di confrontarsi con nuove sonorità. Così si passa dal elettrofunky stravolto di “Come Odore Di Giardino” al breakbeat più puro di “Troppo Sole” attenuato dalla tromba di Mario Massa, che contribuisce a dare un tocco più jazz, specialmente nei pezzi meno tirati. I testi, quasi sempre in italiano, sono ossessivi, brevi e ritmati, proprio per non far perdere alle canzoni il beat che altrimenti verrebbe frammentato da melodie poco in linea con le basi sempre sostenute, è il caso di “Ti Muovi E Danzi”, piuttosto che “Sono Un Uomo” o “Tempi Moderni”.
La voce effettata di Carlo Spera si inserisce perfettamente in quasi tutti i brani, anche se forse sotto questo punto di vista si poteva fare qualcosa di più con il risultato di renderli più originali e diversificati tra loro, dato che in oltre un’ ora di ascolto qualche traccia fa fatica ad emergere. E’ il caso ad esempio di “Il Fantasma” leggermente acerba rispetto alle altre o “Flags” che stenta a decollare del tutto.
In “Il Grande Gladiatore” affiora anche una certa vena rock, grazie alla chitarra di Maurizio Marzo che assume più consistenza, e che rende anche omaggio agli Ac/Dc di “Thunderstruck”, prima di cedere il passo alla già citata “Flags” ed a “Litorali” e “Dancefloors”, quest’ultimi, due brani sicuramente meno sostenuti, meno d’impatto e più avvolgenti, posti in chiusura di un lavoro onesto, intelligente e ben prodotto.
invia la tua recensione Amedeo Verger
  giugno 2005
 
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