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CLOGS
Stick Music
label: Talitres (2004)
formato: CD (9tr. - 48:23)
genere: classic, post-rock
riferimenti: Rachel's, Piano Magic
links: http://www.clogsmusic.com
voto: 7.5
Improvvisazioni neoclassiche e sperimentazioni d’avanguardia mitigano gli scenari strumentali di questo nuovo album dei Clogs, un quartetto formato da musicisti australiani e americani. I rispettivi componenti della band sono: Padma Newsome (leader della formazione) agli archi, Bryce Dessner compositore e chitarrista, Rachael Elliott al fagotto e Thomas Kozumplik percussioni. Ascoltando la loro musica si penetra all’interno della magia dell’improvvisazione, arte di cui i quattro sono esperti esecutori, propinando estensioni sonore elastiche e sensibili agli umori dei paesaggi ritratti, limpide successioni sonore di esplorazioni aurali incontaminate. Notevoli i riconoscimenti già ottenuti in passato dalla stampa musicale, inoltre altrettanto importanti le collaborazioni avute con artisti importanti come ad esempio i Rachel’s, alle quali sonorità i Clogs sembrano ispirarsi.
Bellezza e leggerezza si alternano nelle nove tracce audio di “Stick Music”, musiche evocative ed intriganti che disegnano sfumature emozionali facili da amare e dimensioni trascendenti dentro cui inseguire catartiche armonie. Dopo la breve introduzione di “Amanda Lahari”, un violino solitario riflesso in immobili acque autunnali, è il folk sanguigno di “Pencil Stick” a fogliare libero tra pizzicati vivaci, danze silvane e risvegli primaverili. Ma la successiva “Sticks & Nails” cerca di scapigliare ogni fronda con sibilline sperimentazioni nascoste, con minimali apparizioni acustiche e crepuscolari passeggiate a ritroso nel tempo. I trepidanti archetti di “Beating Stick” vigilano accorti sul calore onirico di eremi abbandonati e prima abitati dalle malinconie canore della successiva “Lady Go”. La luce fioca di “River Stick” si inclina docile sotto il soffio notturno di suoni evasivi, tra archi a tratti struggenti e chitarre che si lasciano andare alla corrente. Ancora penombra e solitudine nelle battute iniziali di “My Sister - Never Ending Bliss”, dove ogni tanto si affaccia una timida viola a contrastare il silenzio armonico. Forse il sogno comincia a sdoppiare i sensi del viaggio intrapreso, ed ecco che dall’oblio affiorano figure evanescenti e personaggi sfocati dalle minimali reminiscenze Schiele-iane di “Witch Stick”. “Pitasi” conclude con spasmi tonali passionali, scorticandosi i sensi con nervosi legni e appoggiandosi su pallidi rintocchi acustici.
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  dicembre 2004
 
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