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COASTAL
Halfway To You
label: Words On Music (2004)
formato: CD (9t. - 42:28)
genere: slow-core, dream pop
riferimenti: Mojave 3, Low, Auburn Lull
links: http://www.coastalrock.com/
voto: 8.5
Halfway To You, il nuovo album del trio canadese Coastal, 'scende' sulla Terra per rinnovare la linfa delle più mistiche navigazioni sideree ascoltate dai nostri sensi. Le nove tracce del CD dipingono pregiate tele slow-core capaci di inserirsi degnamente nelle più ricercate e sognanti gallerie aurali già firmate da formazioni del calibro di Low, Mojave 3 o Spiritualized. Le liriche si distendono sulle sibilline sovrapposizioni vocali di Jason e Luisa Gough, ai quali viene affidato il compito di dare una forma consistente alle evanescenze sognanti delle musiche. Si procede lungo tutto il viaggio toccando inconsuete rêverie ultraviolette, illuminate da flebili armonie cangianti, un’alternarsi di suggestioni languide cullate da creazioni sempre fresche e stimolanti.

Until You Sleep” si presenta con un distaccato incedere acustico malinconico e trasparente, dove le parti vocali si elevano al di sopra delle nuvole per raccontarci sinuose penombre oniriche ed intimi paesaggi autunnali. Tiepide emulsioni astrali emergono dalle fissità visionarie di una superba “Eternal”, alla quale il richiamo di un ispirato quartetto d’archi imprime una irraggiungibile ed elegiaca leggerezza. Attraverso le proiezioni folkedeliche (vedi Mojave 3, Jessica Bailiff) della title-track vengono assorbite ulteriori percezioni armoniche sorrette questa volta anche da una meditativa linea ritmica. “Leaves” cerca estetiche sempre più diradate, diluendo ogni sonorità con algide secrezioni cinematiche. A seguire la breve “Night Sky” che sembra osservare il campo stellare in solitudine senza rinunciare di emettere nell’etere impercettibili segnali Eno-iani. “We Won’t Last Another Year” è essenziale nelle distensioni e piacevolmente cadenzata nella sua esposizione, ancora le due voci che duettano e si intersecano come sfocate reminiscenze. Più romantici (…togheter in love…) sembrano essere i passi echeggianti di “Drift”, bagliori evocativi alla deriva tra graziose onde tonali. In “London In February” si mettono in luce ambientazioni e registrazioni urbane per dar vita ad una fugace e uggiosa istantanea. Dulcis in Fundo… gli otto minuti di “So Close” incorniciano un ascolto indimenticabile, notevoli le evoluzioni liquide degli archi e delle tastiere, l’ostinato di basso e batteria, il sobrio fluire delle chitarre. Definitiva e liberatoria è la serenità che irrompe alla fine di questo fragile limbo siderale, il tempo riacquista la sua rotta ed il cuore la sua coscienza. Le serafiche spire dell’abbandono non sono mai state così indispensabili.

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  ottobre 2004
 
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