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CRANES recensione CRANES CRANES review CRANES
Wings Of Joy
label: Dedicated (1990)
formato: CD
genere: Wave
riferimenti: His Name Is Alive, Curve, Pale Saints, Lush, Lisa Germano
links: http://www.starblood.org/
voto: 10
Nati a Portsmouth nella metà degli anni 80, i Cranes, progetto dei fratelli Alison e Jim Shaw, rappresentano uno dei gruppi di punta del movimento dream-pop, sebbene le origini dei primi lavori siano rintracciabili piuttosto nella scena dark industrial inglese. Nel mini album Self-Non-Self dell’89, e ancora prima il demotape Fuse del ’88, i brani sono allineati a creare una catena claustrofobica, dove stridori, clangori d’alta metallurgia alla Einstürzende Neubauten, distorsioni chitarristiche formano un suono denso e compatto, sul quale s’innesta dall’oltretomba la voce spettrale della Shaw.
Wings Of Joy, su etichetta Dedicated, del ’91, rappresenta la prova a lunga durata del gruppo, e fino ad oggi, il loro capolavoro insuperato.
Stemperata la furia rumorista degli esordi, il disco rimane comunque una discesa, e risalita, dagli inferi, dove una Beatrice dalla voce non più spettrale, ma eterea e malinconica, narra con “meravigliosa tristezza” le inquietudini dell’anima.
Watersong, minimalista, aperta dal suono pizzicato di un violino, con già un accenno di disperazione nella voce, è quasi fuorviante. Ed invece è solo l’inizio della discesa. Con Thursday, Living & Breathing, dall’incedere martellante ed ipnotico e dalle chitarre già distorte, siamo ai primi gironi. Leaves Of Summer sfoggia una potente percussione tribale; poi, in finale, una chitarra furiosa, in un avvitamento che lascia senza fiato, spasmodico. E non c’è neanche tempo di rifiatare, perché marziale, spaventosa, dilaniata, arriva Starblood, che sta ai Cranes tanto quanto A Forest sta ai Cure. Alison singhiozza la sua nenia con voce disperata, la batteria, potentissima, quadrata, supporta la sua desolazione, e d’improvviso esplode lacerante la chitarra, neanche a precisarlo, distorta. Da qui in poi può esserci solo risalita. L’acme è stato raggiunto, il fondo dell’inferno, il lago ghiacciato, è stato raggiunto. In Sixth Of May è la chitarra ad esprimere la desolazione, con un lungo assolo straziante che ruba la scena alla voce. Il piano, che introduce molti dei brani, ha un suono malinconico e funereo; il basso, affidato alla Shaw, è sempre corposo ed ipnotico. Wish riesce a creare ancora tensione, con un semplice ma sinistro tocco di tastiera, sul quale sferragliano discrete le solite distorsioni di chitarra. La risalita verso la luce è indicata dall’eterea Tomorrow’s Tears, dove la voce di Alison trova conforto dopo la disperazione mortale degli abissi. Beautiful Sadness, fin dal titolo il manifesto dell’estetica malinconica e dolente del gruppo, è una litania singhiozzata che poggia su un piano minaccioso ed un incessante ronzio di chitarra. La marziale Hopes Are High suona come una condanna a morte, con un’accoppiata basso-batteria da mettere spavento. Il lamento della Shaw, sul mesto suono del pianoforte, introduce un Adoration di dolente bellezza. La voce, dapprima sospirata con tono di rassegnazione, esplode in tutta la sua meravigliosa tristezza, in quello che può definirsi un pianto dell’anima.
Ed è su questo straziante canto che finalmente la nostra commosa Beatrice ci conduce a riveder le stelle…
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  aprile 2004
 
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