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THE CURE
Wish
label: Fiction (1991)
formato: CD (13 trks - 66:20)
genere: Darkwave
riferimenti: Siouxie And The Banshess, Bauhaus, Joy Division
links: http://www.thecure.com/
voto: 10
A metà degli anni '50, iniziarono i primi studi sulla musicoterapia, attraverso i quali studiosi eccelsi, elaboravano pratiche sull'uso di questo mezzo formidabile, in grado di raggiungere probabilmente gli stati più profondi dell'essere. Shopenauer, nel suo "il mondo come verità e rappresentazione", parla della musica, insieme alla filosofia e alla matematica, come del modo attraverso il quale l'anima può riuscire a esprimersi. Beh, se tutto questo è vero, è vero anche che "Wish" è uno degli album che riesce, almeno personalmente, meglio degli altri in tutto questo. Riesce ad incanalarsi tra i pensieri, smuovendo quel motto rinascimentale che recitava "sbrigati lentamente".
L'album si apre con "Open", proprio ad enfatizzare lo stesso titolo, che nel desiderio, trova la sua ragion d'essere. Voglia di vita o di altro, sempre un motivo per l'azione è.
La canzone interpreta perfettamente la filosofia che sarà riintracciabile poi, per il resto del cd, con picchi contrastanti e allo stesso tempo rigeneranti.
Continua così con "High"; motivo che meno degli altri, probabilmente mostra l'aspetto creativo di Robert Smith, ma che continua, seppur nella sua tranquillità, a dar prova dell'armonia emanata dall'autore stesso.
Nella terza canzone si arriva ad uno dei tanti tripudi qui presenti. "Apart".
Sacrificio al Dio della solitudine e tappeti rossi al serpente della conoscenza. Sinth "religiosi" che aprono la porta alla ricerca interiore.
E' così il turno di "From the Edge of the Deep Green Sea".
Il ritmo si accelera. La stagione del deserto, apre la porta a quella del risveglio. "Dal bordo del profondo mare verde" si sente questo grande rivitalizzarsi verso la primavera nella ricerca di vita. Dalle profonde aride terre profonde, prive di luce e fecondità, si arriva in superfice. Si vede e si attende di riiniziare il cammino.
Quasi 8 minuti di intenso avvicendarsi di melodie, mai stancanti, ma di profonda compagnia.
E ancora è il momento di "Wendy Time". Attimi di felicità e passeggiate femminee.
Chitarre semplici ma sempre efficaci, che si alternano a sfiziosi motivetti sinth che smuovono in un ballo casalingo tra il vergognoso è l'estatico.
E via al movimento. <<it's a perfect day for letting go for setting fire to bridges boats and other dreary worlds you know. let's get happy!>>. "Doing the Unstuck" è personalmente consigliata come inizio mattina. Piatti di batteria in sedicesimi, supportano chitarre acustiche che esprimono concetti, meglio che 1000 libri, incoraggiando il continuo scorrere.
Nessuna presentazione è così necessaria per "Friday I'm in Love"; tormentone piacevole di innamorati e non. Affetto e sentimento spassosi, tra gioco e distrazione.
E così è "Trust", che nella fede, pone una virgola all'intero album, incoraggiando alla riflessione, tra la credenza, la nostalgia, il pensiero e l'ignoto. Un'estasi di melodie, che come intro, creano le fondamenta per l'inizio dell'espressione, che nel cantato trova motivo d'esistenza.
Si ritrovano così nomi femminili, come già era accaduto in "Wendy Time", in "A Letter to Elise". La comunicazione qui non è quindi più diretta, ma impersonata da una lettera, che si domanda il perchè di un bisogno, tra l'incapacità di fondersi l'uno con l'altro e quella del perdurare di questo stato quand'esso si realizza. Un'ulteriore tentativo di dialogo tra l'uomo e il suo opposto interiore: la donna.
Segue allora "Cut", a tagliare un cordone che lega, sbloccando il movimento, con l'ardore per la libertà e la contemporanea rabbia per l'abbandono e il distacco. Non sentire e non curarsi a volte sembra l'unico modo. It's all gone.
Di qui così, per ritornare all'inizio. "To Wish Impossible Things". Una fine degna del suo inizio. Una linea seguita sin dall'inizio e successivamente portata avanti con tenacia e consapevolezza. Se tutto quanto è inutile, se ogni desiderio è vano, allora forse il pessimismo, può essere la base per ogni grande ottimismo.
Non "avere ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha".
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  settembre 2005
 
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