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DAVID SYLVIAN
The Good Son vs. The Only Daughter: The Blemish Remixes |
label: Samadhi Sound UK (2005)
formato: CD
genere: neo classical, wave
riferimenti: Plaid, Blonde Redhead, Rachel's
links: http://www.davidsylvian.net/ |
Tradizione ha voluto che un remix
aggiungesse caratteristiche ballabili ad un pezzo non necessariamente
nato per la discoteca: dimentichiamocene. Più di recente
ha voluto anche che un remix estremizzasse il brano originale
portandolo in luoghi più vicini all'avanguardia che
al pop. Ma quando si parte da un lavoro già carico
di estremizzazioni, oltre il pop, oltre il proprio pop, un
disco di per sé di svolta, si farebbe ardua la prospettiva
di chi eventualmente dovesse remixare i pezzi di tale lavoro
secondo tradizione.
The Good Son vs. The Only Daughter, The Blemish Remixes, spiazza
invertendo la rotta. Ai pezzi viene donata un'ariosità
melodica di cui gli originali erano privi, dove la melodia
era solo ed esclusivamente ottenuta da quella voce. Ed è
così che How little we need to be happy in
mano a Tatsuhiko Asano (chi sia non no so, ma la copertina
diligentemente elenca il sito quasi per ogni remixatore),
partendo da pezzo in cui la melodia intrinseca veniva sfregiata
dalle improvvisazioni di Derek Bailey, diventa un pezzo più
tradizionalmente sylviano non dimenticando componenti acquisite
lungo la carriera: ha qualcosa di francese, di Gainsbourg,
o dei Blonde Redhead, e si candida in questa veste ad essere
uno dei migliori pezzi di Sylvian da sempre. Ryoji Ikeda,
che conoscevamo sotto altre vesti, rende un pezzo rarefatto
come The Only Daughter un quadretto di classica contemporanea,
con flauto, piano e archi. Anche Blemish a cura di
Burnt Friedman e The Heart Knows Better a cura di
Sweet Billy Pilgrim diventano più acustiche, si arricchiscono
di un clarinetto, e dalla prima si ottiene un jazz che non
sfigurebbe nel catalogo ECM, mentre la seconda si tinge di
un tono progressive e psichedelico. Lo stesso Friedman interviene
anche su Late Night Shopping, facendo brillare il
potenziale gospel tirandone fuori una versione oscura e sarcastica
(con l'idea di mettere un beep di censura sulla parola shopping
). Readymade, che già aveva collaborato con Sylvian
nel primo album e di cui si attende il seguito (sia dell'album
che della collaborazione), ha il difficile compito di mettere
le mani su A Fire In The Forest, già apice
dell'intevento di Fennesz: riesce con stile ma non con originalità
restituendo un pezzo-carillon degno dei Plaid. The Good Son,
altro pezzo in origine accompagnato dalla sola improvvisazione
di Bailey, si tinge di glitch e downtempo ad opera di Yoshihiro
Hanno, piacevole ma è forse il risultato più
tradizionale dell'intera raccolta.
Mancano all'appello altre due versioni di The Only Daughter
e Blemish: la prima a cura di Jan Bang and Erik Honoré
che hanno il solo pregio di aggiungere al pezzo originale
la tromba di Nils Petter Molvaer, già alle prese con
Sylvian in passato. Akira Rabelais, pur avendoci abituato
a ben altro genere di trasfigurazioni, si limita a fare il
compitino senza esagerare e non lasciando pressoché
traccia.
Ma forse l'album era questo e Blemish una raccolta di remix. |
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