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DAVID THOMAS & TWO PALE BOYS
18 Monkeys On A Dead Man’s Chest |
label: Glitterhouse (2004)
formato: CD
genere: Avant-folk, avant-blues, avant-rock
voto: 8 |
David Thomas è il fondatore
dei leggendari Pere Ubu, probabilmente la migliore formazione
avant-rock mai esistita.
I Two Pale Boys sono Keith Moliné e Andy Diagram. Keith
è un polistrumentista (chitarra, banjo e violino) e
proviene da esperienze soliste sotto il nome di Mesmerit e
dalla collaborazione con gruppi come Infidel e They Came From
The Stars I Saw Them. Andy è un trombettista ed è
stato membro di gruppi quali James, Dislocation Dance, Diagram
Brothers, Honkies e Spaceheads; il suo strumento grazie ad
un complesso di effetti genera suoni impensabili per la sua
natura ed è in grado allo stesso tempo di sostenere
sia il ritmo che l’armonia di un brano.
Il sodalizio tra questi tre ha inizio nel 1996 e questo 18
Monkeys… è il loro terzo album in studio.
Come i suoi predecessori, 18 Monkeys…
è una sorta di racconto sonoro che si snoda attraverso
un compendio non lineare di geroglifici; all’ascolto
si avverte la sensazione di un dramma imminente, probabilmente
prodotto dalla natura improvvisata della band. Le composizioni
di questo disco sono state compilate in studio da esecuzioni
estemporanee dei Two Pale Boys, poi decostruite, riassemblate
e inviate a Thomas che le ha, a sua volta, ri-registrate per
ottenere il suono necessario per le sue visioni.
L’inizio dell’album lascia senza fiato: “New
Orleans Fuzz” e “Numbers Man” sono emorragie
aperte da taglienti riff chitarristici, tromba distorta e
effetti di disturbo che collegano il dittico al post punk
dei Pere Ubu di The Modern Dance. I got
a little bit of soul, call it rock n roll.
Il ritmo poi rallenta e prendono piede le visioni spettrali
e noir di “Little Sister”, dell’inquietante
e fitta di mistero “Habeas Corpus”, della stuggente
e nostalgica “Brunswick Parking Lot”, un punto
immobile e silenzioso al centro di questo devastato e devastante
album. Poi una nuova scossa di disperazione: “Nebraska
Alcohol Abuse” è uno psicodramma suburbano popolato
da laceranti visioni, il canto si fa disperato e gli assalti
dei Pale Boys spingono sempre più in basso quel che
resta dell’uomo. L’ ipnotica e irresistibile “Sad
Eyed Lowlands” destruttura e ricompone il suono del
Dylan di Blonde On Blonde mentre “Golden
Surf” ci invita con la sua atmosfera appena sognante
ad andare, penetrare nell’oscurità.
L’epilogo. “Prepare For The Hand”. Le Soda
Mountains. Il punto rosso nella mappa disegnata nella mente
di Thomas, uno scenario mitico di non ritorno generato dalla
perdita d’identità e dall’angoscia di vivere
in una civiltà fondata sulla paura. Il tempo di morire.
Ci stancheremo mai delle visioni di questo genio? |
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