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DEADBURGER
C’è Ancora Vita su Marte |
label:
Godfellas
(2007)
formato: CD
genere:
avant/psych-rock
riferimenti:
Celebration, Volcano!
links: http://www.deadburger.it
voto: 8 |
| Con ogni probabilità hanno ragione loro. C’è ancora vita su sul pianeta rosso. Essenze primordiali da cui prendono forma e sostanza organismi viventi, simili o lontani anni luce dall’idea condivisa di esistenza secondo il genere umano. Esattamente ciò che avviene nella musica espressa dai fiorentini Deadburger; del quale intento artistico questo profetico “C’è Ancora Vita su Marte” costituisce la summa antologica dopo i tre precedenti album realizzati (“Deadburger” – 1997; “Cinque Pezzi Facili” – 1999; “S.t.0.r.1.e” – 2003). Al pari di elementari forme di vita presenti su pianeti lontani, Deadburger danno corpo a suoni elettronici embrionali, liberi di sviluppare essenze rock multiformi prive di scheletro e perciò difficilmente etichettabili; il che, nel caso in questione, è fonte continua di appaganti e rischiose sorprese sonore. Musica senza scheletro né muscoli, pervasa, piuttosto, da alchemiche nevrosi cerebrali, come dentro un circuito sinaptico; come fili di nervi che non possono trovare riparo dalle intemperie del caos. Quiete e tensione, per un ora di rock d’avanguardia aeriforme e iconoclasta: caustica nelle derive cacofoniche jazz messe in mostra tra le pieghe più barbare del repertorio; morbosa e suadente negli episodi meno sperimentali; illuminata da barbagli folk persino al cospetto di efferate manipolazioni digitali. Un fluire sonoro sotterraneo, sfuggente e circolare, memore, quantunque, della lezione impressa dalle band italiche che hanno dato lustro al rock nostrano negli ultimi due decenni. Un vero e proprio laboratorio in progress, dunque, in cui la componente cyber-elettronica è trascesa dagli strumenti classici del rock, in un ribollire inquieto in cui caos e istinto prevalgono su rigide strutture armoniche. Quasi pleonastico sarebbe mettere in risalto qualche titolo rispetto ad altri, anche se uno (Istruzioni per l’uso della Signorina Richmond) merita un doveroso cammeo: non fosse altro che il sublime e devastante testo antropofago è di Nanni Balestrini, figura di primo piano della controcultura italiana negli anni Settanta e ancora oggi figura intellettuale di riferimento tra Roma e Parigi. Insomma, ce n’è abbastanza per solleticare gli istinti più reconditi di noi tutti, persino in assenza di gravità, lontano dall’atmosfera terrestre del rock più elementare e condiviso. Per ulteriori informazioni su altre forme di vita presenti su Marte rivolgersi a Corrado Guzzanti e ai suoi cari camerati…al cinematografo, naturalmente. |
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