Il neozelandese Dean Roberts,
residente ora a Vienna, mette insieme piacevoli straticicazioni
glitchedeliche assorte in una contemplazione senza tempo e
priva di riferimenti reali. Immaginifiche strutture essenziali
e grezzi arrangiamenti per esplorare con maggior libertà
e serenità panorami idilliaci di grande impatto. Quattro
lunghissimi brani per 35 minuti di intenso trasporto, senza
la necessità di porsi domande sul viaggio intrapreso,
ma lasciandosi guidare dalle forme leggiadre di queste sonorità
post rock.
Pregevoli tecniche di improvvisazione ed intricate trame armoniche
si insinuano lungo le nebbie di progressivi riverberi, un
incedere lento e coinvolgente che ci rimanda alle radure acustiche
dei Sophia, giocando con i numerosi riflessi delle chitarre
e trascinandosi amabilmente lungo la corrente sinuosa delle
percussioni.
Dean, che in passato ha anche collaborato con Flying Saucer
Attack, suona un po' tutti gli strumenti (chitarre acustiche
ed elettriche, piano, basso, harmonium, harmonica), ma coadiuvato
da due validi musicisti italiani quali Christian Alati (chitarre)
e Antonio Arrabito (percussioni).
Voce impostata su toni sussurati, la classica forma che più
si addice a certi canoni narrativi, capaci di cavalcare su
livelli paralleli ai suoni per distendere meglio gli orizzonti
dell'ascoltatore.
Un lavoro consistente che dà vita a preziose ed essenziali
sensazioni catartiche.
Bellezza intima e cristallina. |