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Rudy Trouvé Biography belgian band |
oggetto: recensione |
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dEUS
Pocket Revolution |
label: V2 (2005)
formato: CD
genere: Alternative, Indie
riferimenti: Velvet Underground, Magnus, Captain Beefheart
links: http://www.deus.be
voto: 7.5 |
“Ground control to
Major Tom”… osservando la copertina di Pocket
Revolution mai frase sembrò più appropriata.
Un’astronave, lontana anni luce dai quadri sghembi di
Rudy Trouvé, dalle donne divelte e dai peperoni spiaccicati
per terra. Così si presentano i nuovi dEUS, dopo aver
viaggiato attraverso il tempo, lo spazio ed una formazione
altalenante. Contrariamente al titolo, “Bad
Timing” arriva al momento giusto: incipit pneumatico
che proietta l’ascoltatore all’interno del disco.
7 minuti di canzone d’apertura, praticamente un suicidio
commerciale, ma con una serie di crescendo che tolgono il
fiato.
The Ideal Crash è la base terra da cui sono
partiti, è evidente anche nella brillante “7
days, 7 weeks”, suoni limpidi e solari, nessuno
spigolo ma tanta classe cristallina, quella della maturità
consolidata nonostante i pezzi sparsi, perduti. Ma l'impressione
iniziale tende presto a svanire: “Stop-start
Nature” e “What We Talk About
(When We Talk About Love)” sono dei divertissement
elettro-funk di un'intelligenza misurata e sopraffina, al
confine tra il serio ed il faceto, una giusta continuazione
tra la pazzia velvettiana degli esordi e l'esperienza artistica
Magnus di Tom Barman.
Quelle di “If You Don’t Get What You Want”,
sono note già conosciute: fu singolo download only
l’anno scorso, qui rinverdito dall’aggiunta delle
chitarre dell’ex Evil Superstars, ex dEUS, ed ora Millionaire
Tim Vanhamel. “Include Me Out”
(con una magistrale interpretazione pianistica di Guy Van
Neuten) e la title track influiscono decisamente sul mood
del lavoro, che ben si sposa con l'artwork: suoni che provengono
dallo spazio, dall'etere, forse da un altro pianeta. “Pocket
Revolution” in particolare sembra essere il
perno su cui ruotano sia il disco che la storia recente dei
dEUS (you don’t know what you’re destroying):
canzone vendicativa ed assetata di sangue, che vede il graditissimo
ritorno di Mr. Stef Kamil Carlens. Sì, proprio lui:
quello che ci ha fatto urlare “friday friday friday…”
ad libitum all’incirca dieci anni fa. Carlens si ripresenta
nell’ennesima canzone spaziale, che porta il nome di
quel fulminato jazzista che è “Sun Ra”
(it’s just from outer space where I came from),
in cui Tom e Stef tornano i due gemellini freaks legati mano
nella mano, come li ricordiamo dai tempi di “Suds &
Soda”, e come ci ricorda la foto sul retro copertina.
A Mark Sandman invece il merito di aver ispirato, al limite
tra bossanova e soul, la canzone del calore al tramonto (only
love is “The Real Sugar”), un
gioiello che brilla nelle prime luci della sera.
Qualche calo nel mezzo (“Nightshopping”,
mediocre salto nel glam rock anni '80, e “Cold
Sun of Circumstance”, esperimento acid-rock
in stile seventies riuscito solo a metà) impedisce
al disco di elevarsi a pieno merito tra i capolavori di inizio
millennio, ma tutto si può perdonare se andiamo a scorgere
l'imbarazzante grandezza della chiusura affidata a “Nothing
Really Ends”, giusto riedizione di una delle
più emozionanti canzoni scritte nella storia dei dEUS,
altrimenti destinata all'oblio. Ora la collocazione è
pregiata, importante, storica, ed è commozione, volendo
leggere il testo come una tenera (ma anche sofferta) dichiarazione
verso chi li ha attesi.
Che splendida certezza, questa rivoluzione tascabile. E chissà
se Mauro Pawlowski (ex Evil Superstars anche lui, ora voce
comprimaria) riuscirà ad integrarsi meglio. Per il
momento la sua influenza nel disco è minima ma sarebbe
bello se riuscisse a rosicchiare un po’ di spazio, come
quello che un tempo aveva il fuggiasco Craig Ward, all’ego
straripante di Tom Barman. Potrebbero fare grandi cose insieme.
Sperando che Major Tom non tenga fede a quella promessa sentita
in un’intervista: “Giuro che non passeranno
sei anni prima del prossimo disco... ne passeranno sette!”
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