| |
recensione recensione discografia review recensione
biografia recensioni recensione articolo monografia buy order online |
oggetto: recensione |
| |
 |
DEVENDRA BANHART DEVENDRA
BANHART recensione
Rejoicing In The Hands |
label: XL Records / Self (2004)
formato: CD (16t-42:11)
genere: folk
riferimenti: Harry Smith’s Anthology, Nick Drake, Marc
Bolan, Will Oldham
links: http://www.xlrecordings.com/
voto: 9 |
Rare volte si hanno tra le mani
dischi su cui si prova una certa inadeguatezza a parlarne
o scriverne tanto questi brillano di una luce propria immensa
e divina che invade, abbagliando, chi porge il proprio orecchio;
la musica penetra all’interno del corpo fino a toccare
ogni parte sensibile elevandola in un godimento assoluto,
lontano da ogni legame alla terra in una sorta di sospensione
celeste che si vorrebbe infinita.
Il nuovo disco di Devendra Banhart è questo ed altro…
L’immenso talento di questo ragazzo d’origine
texana, cresciuto in Venezuela, e giramondo, era già
emerso un paio d’anni fa con l’esordio Oh
Me Oh My…, in pratica una sorta di demo “registrato”,
nel migliore dei casi, in un quattro tracce o sulle segreterie
telefoniche di suoi amici; pur nella loro approssimazione
e frammentazione i pezzi di quell’esorcizzante opera
prima mostrano una scrittura superba venata da quella stessa
follia domestica già dea protettrice di gente come
Marc Bolan, Daniel Johnston e Syd Barrett. Un disco che aveva
fatto gridare al mezzo miracolo i più attenti; ora
tutti insieme, distratti e non, siamo testimoni di un vero
miracolo, di un’epifania meravigliosa. Rejoicing
in the hands of golden empress, il nuovo album, è
stato registrato molto meglio dell’esordio (questo forse
allontanerà i “puristi” del lo-fi…);
nella casa di Lynn Bridges, al confine tra Alabama e Georgia,
disponendo finalmente di mezzi appropriati, sono state messe
su nastro 32 canzoni (qui ne abbiamo solo 16, e, se tanto
ci dà tanto, sarà magnifico anche il prossimo
album, previsto per novembre). Nel soggiorno di quella casa,
per dieci giorni dodici ore al giorno, Devendra e la sua chitarra
hanno suonato; Michael Gira, suo padrino, lì a piazzare
microfoni per catturare la grazia delle canzoni, portata poi
a New York e arricchita di qualche sovraincisione (un violoncello,
un violino, una tromba, percussioni, un piano). Ma la bellezza
era già presente tra le dita di Devendra e le corde
della sua chitarra, forse gli unici degni eredi contemporanei
della grande tradizione folk americana, quella dell’Anthology
di Harry Smith., già ispiratrice del revival folk dei
primi Sessanta.
Canzoni in apparenza riconducibili al modello Drake (“This
Is the Way”, “Body Breaks”), squardi verso
la Frontiera (“A Sight to Behold”, “Fall”),
divertito folk chicano (“Todo los Dolores”), soffi
di psichedelia (“When the Sun Shone on Vetiver”),
cristalli di grazia (la title track, in duetto con l’idolo
personale Vasti Bunyan), inni notturni all’amicizia
(“Will Is My Friend”, con piano e tappeto di cicale…)
compongono questo capolavoro insieme a pezzi semplicemente
sublimi, tra cui i due posti in chiusura; “Insect Eyes”
e “Autumn’s Child” rendono vana qualsiasi
parola pensata, scritta, detta e letta… Emozione e commozione.
Godendo di ciò, non ci resta che il pianto. The
Sun Will Shine On Devendra |
|
|
 |
© UNMUTE.net - tutto
il materiale presente in questo sito è soggetto alle leggi
internazionali di copyright.
Qualsiasi uso dovrà essere preventivamente autorizzato
dalla redazione del sito e dagli autori dei singoli contenuti. |
|