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DIVE
Unfortunately Dead
label: Dive (2004)
formato: MCD
genere: indie / post-punk
riferimenti: Interpol, The Chameleons
links: http://www.divenet.tc/
voto: 7
Questo quartetto, che si affaccia appena adesso sulle scene indie internazionali, è finlandese ed originario di Helsinki. La line-up vede Lauri voce/chitarre, Heka alla chitarra solista, Joel alla batteria e Ville al basso.
Le loro influenze musicali attingono nelle tavolozze dei primi respiri new wave dei sempre più attuali eighties; e per loro ammissione gli autori che li hanno maggiormente influenzati sono i Joy Division, i Cure e gli Smiths.
Ma è facile avvertire nella loro musica anche similitudini con formazioni con una storia più recente come ad esempio i Ride (indimeticabili shoegazers) o gli attualissimi Interpol, ai quali le loro sessioni chitarristiche sembrano volersi accodare. Eredità sicuramente impegnativa da gestire, ma una spiccata freschezza compositiva ed un brillante approccio esecutivo fanno dei Dive un solido punto di partenza con il quale osservare serenamente l’orizzonte dei propri obiettivi artistici.
L’EP d’esordio “Confessions Of The Night” ha permesso alla band di farsi conoscere dai media locali, che li hanno particolarmente adocchiati e apprezzati con il singolo “Death Of An Ordinary Family”. Dopo quindi un promettente avvio, i Dive si ripresentano sui mercati discografici realizzando questo secondo EP, che sembra essere andato immediatamente sold out durante i recentissimi impegni live.

Il brano d’apertura “Alive” è evocativo e arioso nel cantato, velatamente malinconico grazie all’inserimento di violini, e con quella vitale reattività delle chitarre propria dei gruppi post-punk e cold wave. Il tepore volge a calore con “Precious things” che possiede linee melodiche più dirette ed un volume percussivo più ripido, inoltre nelle liriche c’è anche spazio per allineare una sequenza di parole piuttosto nota… love will tear us apart.
La voce di Lauri comincia ad avere poco tempo per rifiatare con la successiva “Speech”, difatti alquanto spinta e vivace, e dotata di squillanti incursioni a sei corde, i quali arrangiamenti sembrano ricalcare le semi sbiadite copertine dei Chameleons più acerbi (ndr The Fan and the Bellows). “To Have and to Hold” assume tinte agrodolci e crepuscolari, le contrazioni ritmiche diventano ora più meditative, dando spazio ad atmosfere morbide e melodie temperate.

Raggianti sonorità... fortunatamente vive.

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  marzo 2005
 
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