DOVES Some Cities recensione recensione discografia review recensione biografia recensioni discography articolo monografia buy order online biography gallery images oggetto: recensione
 
DOVES
Some Cities
label: Capitol Records (2005)
formato: CD
genere: indie rock
riferimenti: Embrace, Mansun, The Verve, Radiohead, Geneva
links: http://www.capitolrecords.com/
voto: 5.5
Nelle città satellite non c'è colore e non c'è suono....questo il monito che i Doves scagliano a tutta velocità in “Black & white town”, singolo dall'impatto senza mezze misure, trascinante, vibrante e contagioso come solo un singolo memorabile può essere. Terza prova, dunque, la fatidica terza prova, che deve confrontarsi con una discografia trascorsa tra brillanti emozioni (l'esordio illuminante “Lost Souls”, uno dei dischi pop più belli che il nuovo millennio ci potesse regalare), e comprensibili cali creativi (la seconda prova “the last broadcast”, coraggioso tentativo di cambiare direzione, inciampando però in una produzione troppo di maniera con qualche concessione di troppo alla mediocrità). “Some cities” consta di un'urgenza creativa più immediata che non il suo predecessore, ecco perciò uno dei suoi punti di forza: l'immediatezza, sia a livello sonoro che di scrittura. Altra novità è l'enfatizzazione delle linee di basso, essenziali e protagoniste quasi sempre, a dare un tocco decisamente più ruvido alle composizioni. Meno artifici negli arrangiamenti dunque, ma le buone novelle terminano qui. Se nella prima parte infatti si annoverano nuovi classici pop (oltre al succitato primo singolo, anche “Almost Forgot myself” e una Fridmaniana “Snowden”, ovvero i Flaming Lips discesi tra le nebbie di Manchester), l'intensità del disco scende clamorosamente proprio nel mezzo, con un pugno di brani non esattamente all'altezza (laddove non si trattasse di formali riempitivi), allontanando una continuità che avrebbe altresì giovato al lavoro. Peccato, una prova mancata, poiché nonostante le buone intenzioni ci si ritrova al cospetto di un disco fiacco e senza mordente, anche se l'eleganza, caratteristica da sempre illuminante di queste colombe mancuniane, riesce nell'infausto tentativo di ammorbidire un insuccesso annunciato.
invia la tua recensione Giovanni Coialbu
  maggio 2005
 
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