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EDITORS
The Back Room |
label: Kitchenware / Sony BMG (2005)
formato: CD
genere: wave / indie rock
riferimenti: Joy Division, Interpol, British Sea Power
links: http://www.editorsofficial.com/
voto: 3 |
Non è bello scrivere male
di un gruppo, ma ci sono occasioni in cui non mi posso tirare
indietro. Più dei dischi brutti, sono i dischi inutili
che mi fanno rabbia. È preferibile un disco brutto
dove almeno hanno provato a fare qualcosa di nuovo piuttosto
che l’ennesimo disco che potrebbe essere di chiunque
e va a confondersi nella miriade di materiale anglosassone
moscio e slavato.
"The Back Room" procede fra pezzi stentati inascoltabili
("Distance", una lagna depressa) e singoli ai quali
si può riconoscere il solo merito di avere una melodia
canticchiabile. Il tutto non è arricchito da niente
solo un suono non troppo brillante per rimanere in quella
sfera grigiastra che può essere confusa come intima
ma a questo livello è solo identificativa. Come un
abito che ti fa appartenere ad un tipo di gente. Gli Editors
mi appaiono così, un gruppo fra centinaia che potrebbero
essere dimenticati domani come per motivi sconosciuti e casuali
potrebbero fare il singoletto che gli fa avere un po’
di fama per dopo essere dimenticati lo stesso domani.
Per me bastavano i Radiohead ma è arrivato il loro
seguito diafano. La situazione evolverà, in maniera
orrida. All’apatia piatta e lenta si aggiungerà
qualche elemento di stravaganza per non annoiare troppo in
fretta. Video tanto brutti da essere assurdi (Franz Ferdinand),
vecchi capelli a caschetto improponibili, uso di 2 colori
fondamentali per essere meglio identificati e poi il meritato
niente. Niente. Sparirà tutto perché è
musica fatta apposta per non esserci. Un disco con due singoli
uguali parla da solo. Peggio, un primo disco del genere parla
da solo. Teoricamente ci dovremmo trovare davanti a un gruppo
che ha la prima opportunità di esprimere attraverso
la musica quello che sente e prova. 4 persone e la loro interiorità.
Come è possibile che ne escano 11 pezzi perfettamente
puliti e precisi, che non stonano l’uno con l’altro
anche perché praticamente identici? Asciutti e insignificanti.
Allora la musica non serve più a comunicare, ad esprimere
qualcosa, sta la per assicurare un risultato destinato ad
un tipo di pubblico. È tutto studiato e non sfugge
niente. Passa attraverso l’ascolto quello che loro vogliono
far passare. Usare la personale interpretazione nell’ascoltare
i pezzi non serve a nulla. Non potremmo scorgere niente dietro
alle chitarre o dietro alla voce. È stata ascoltata,
preparata e poi impacchettata per dare esattamente l’effetto
che ci si era prefissi.
Io ascolto la musica per provare emozioni. Per me la musica
è evocazione di emozioni e sensazioni. O sbaglio o
questa non è musica. |
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